“Inferno”: il nuovo film di Howard

inferno-recensione-film-streaming-gratis-italiano-trailerIl film di Ron Howard “Inferno”, uscito in Italia il 13 ottobre, è  tratto dall’omonimo libro dello scrittore statunitense Dan Brown e si colloca sulla scìa di un sodalizio già avviato da una decina d’anni tra lo scrittore e il regista sopra nominati: nel 2003 uscì infatti la prima edizione originale del romanzo thriller “Il codice da Vinci”, edito in Italia un anno dopo e trasposto in una pellicola cinematografica nel 2006 da Howard. Nel 2009 quest’ultimo realizzò “Angeli e demoni”, un altro film basato sull’omonimo libro di Brown del 2000.

“Inferno” è dunque la terza tappa che fa incrociare due grandi personalità come Brown e Howard nelle storie del professor Robert Langdon, esperto di simbologia religiosa interpretato da Tom Hanks in tutti e tre i film.

Egli ne “Il codice da Vinci” era stato coinvolto nella ricerca del Sacro Graal e in “Angeli e demoni” nelle vicende della setta degli Illuminati, ora in “Inferno” è invece posto dinanzi a un problema ben più grande perchè riguardante l’umanità intera: il celebre ingegnere genetico e miliardario svizzero  Bertrand Zobrist (Ben Foster) vuole sfoltire la razza umana- divenuta notevolmente eccedente rispetto alle risorse disponibili- per evitare l’estinzione della stessa.

Nella cecità del suo delirio di onnipotenza egli ritiene infatti che l’eliminazione di molti sia necessaria al bene dell’umanità intera: la nobiltà di questo fine secondo Zobrist rende giustificabile qualunque mezzo. Egli infatti, freddamente e senza scrupoli, decide di diffondere un virus che porterà una peste epurante del genere umano, eliminando circa la metà della popolazione mondiale.

L’incipit del film pone lo spettatore “in medias res”: si assiste al risveglio del professor Robert Langdon in un ospedale fiorentino e agli “spasmi” della sua coscienza interrotta. Egli è infatti in completo stato di shock, incosciente e privo dei ricordi degli ultimi due giorni: non ha la minima idea di cosa gli abbia provocato il trauma e del perché sia ricoverato a Firenze.

Questo stato di angosciante oblìo, che assume il volto di totale perdita di continuità con gli atti del proprio io, raggiunge dimensioni ancor più macroscopiche per via delle visioni infernali che torturano il professore: dannati insanguinati con la testa tumefatta o rivolta all’indietro lo assillano inspiegabilmente, facendogli perdere il potere di gestione dei propri pensieri.

Il professore diviene improvvisamente il bersaglio di gruppi di uomini armati che tentano di catturarlo mentre è ancora in riabilitazione: risulta essere del tutto incomprensibile sia per lui sia per lo spettatore chi siano i nemici e chi gli alleati.

“Il non sapere ancora” dello spettatore e “il non sapere più” del protagonista si fondono quindi in modo mirabilmente indiscernibile: per ragioni diverse sono entrambi all’oscuro delle cause degli eventi contingenti e quindi incapaci di comprendere le vicende presenti. Accomunati dalla stessa inconsapevolezza, si avviano dunque insieme a capire per gradi, in un processo che ha un andamento di climax ascendente.

Da subito il medico Sienna (Felicity Jones) accorre in aiuto del professore assistendolo in ospedale e poi portandolo in casa propria per tenerlo a riparo dagli uomini che lo cercano.

Le riprese mozzafiato della bellezza rinascimentale della grandiosa Firenze e i versi dell’ ”Inferno” dantesco fanno da contraltare all’orrore nella misura in cui ne tracciano i confini: l’arte architettonica e quella letteraria sembrano promettere di tracciare una via di salvezza, lanciando un’ancora di salvataggio che è compito di Langdon afferrare.

Egli si trova infatti a dover risolvere una serie di indizi legati ai versi del Sommo poeta Dante per preservare l’umanità dalla minaccia imminente della diffusione del virus. Langdon deve quindi condurre una lotta contro il tempo contrapponendogli ciò che è invece al di là dello stesso nella misura in cui gode dell’eternità: l’arte. Questa battaglia comincia a Firenze per proseguire a Venezia e infine a Istanbul.

Le visioni infernali del professore cominciano ad acquisire un senso: probabilmente fungono da moniti per lui, da fondo sulla base del quale egli deve iniziare ad operare per salvare l’umanità dal folle progetto di Zobrist perché, come recita la frase che apre il romanzo: “ i luoghi più caldi dell’inferno sono riservati a coloro che in tempi di grande crisi morale si mantengono neutrali”. Langdon ha dunque il dovere di utilizzare la bellezza artistica come arma contro ogni atteggiamento di neutralità morale che finirebbe con l’essere connivente con l’idea di Zobrist.

 

Silvia Di Conno

 

 

 

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