Incidente fra treni – Una nostra redattrice in servizio a Medicina Legale: “Ho sentito l’odore della morte”

La diretta testimonianza di una nostra collaboratrice in servizio presso l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari

IMG-20160713-WA0039Bari, 13 luglio 2016: una data che rimarrà impressa per sempre nel cuore dei Pugliesi, e soprattutto in quello distrutto dei parenti delle vittime dell’incidente ferroviario sul tratto Andria-Corato.

Alle 8:30 già il Policlinico di Bari pullulava di gente, tra televisioni, giornalisti e i vari Enti della Protezione Civile, tra cui la Croce Rossa, pronti a offrire il loro supporto, in attesa dell’arrivo delle salme provenienti da Andria. Mezz’ora più tardi sono accorsi tutti i parenti, fidanzati e amici al Dipartimento di Medicina Legale per il riconoscimento dei propri cari.

E’ difficile raccontare lo scenario che si è prospettato davanti a me: le porte di Medicina Legale bloccate dalla Guardia di Finanza, che lasciavano passare solo i diretti interessati, i volontari di Croce Rossa e di SerBari. Il corridoio che portava alla camera frigorifera, impregnato dell’odore di morte e disperazione, trasmetteva gli echi delle urla e dei pianti dei parenti delle vittime, di quei corpi ormai senza vita, senza espressione, inconsapevoli, insanguinati e mutilati. A volte, riconoscibili anche solo dai vestiti o dai loro oggetti personali.

IMG-20160713-WA0037Come si può spiegare, in poche righe, cosa si prova, i brividi e lo sconcerto di fronte alla distruzione della vita?

Inaspettata, immotivata e così veloce da non aver il tempo neanche di prenderne coscienza. Genitori disperati di fronte ai corpi dei loro figli, allontanatisi da casa per andare a fare un esame o incontrare un’amica… minorenni, con tanti sogni da realizzare, con tanta voglia di vivere, di giocare e di crescere; fidanzati in attesa di diventare mariti e papà due mesi dopo, con una data fissa nella loro testa, quella in cui avrebbero coronato il loro matrimonio, non quella della morte della propria fidanzata; fratelli e sorelle che, tra un abbraccio e l’altro, non facevano altro che ripetersi: “Lui l’ha preso, e io l’ho perso quel maledetto treno. Dovevamo essere insieme… Non mi rimane che piangere, fratello mio”, gli occhi lucidi dei medici legali. Non si poteva far altro che abbracciare il dolore di tutti quei cuori infranti, le loro lacrime, la loro disperazione più profonda, abbassando gli occhiali da sole per nascondere la commozione e la tristezza per una strage che ha messo in ginocchio tutta la Puglia.IMG-20160713-WA0033

Non ci sono parole di conforto che tengano, che possano anche solo alleviare la sofferenza nel preciso momento in cui vedi aprire quel cassetto della cella frigorifera, con dentro, inerme, la persona che ami. Puoi solo guardare quei corpi e quegli occhi gonfi ed esprimere tutto il tuo dispiacere, perché su quel lettino gelido ci sarebbe potuto essere un tuo amico, un tuo genitore, un tuo figlio, il tuo compagno o la tua compagna.

Al di là delle speculazioni, di tutte le possibili ipotesi dell’incidente, è irragionevole pensare che nel 2016 ci siano ancora tratti con un solo binario, e che un’imprudenza sia stata pagata con la vita di 27 persone, e di 50 feriti. E’ sconcertante leggere sui social network commenti denigranti e superficiali sul Sud Italia, che in questi giorni si è stretto forte, tutto insieme, per donare il proprio sangue, per offrire il proprio appoggio, la propria spalla e supporto, per dire a quelle famiglie disperate “Non importa chi sei, io ci sono”.

Sul Sud è vero, c’è ancora da lavorare tanto, da investire tanto in trasporti e servizi mancanti, irrisori o mal funzionanti, ma mi sento di ringraziare ogni singolo donatore che a qualsiasi ora si è recato nei centri trasfusionali più vicini o ha indossato la divisa per far parte dei soccorsi sul luogo dell’incidente, per ogni abbraccio offerto, per ogni lacrima condivisa, perché qualcuno mi ha insegnato che “un dolore condiviso, è un dolore dimezzato” e tutta la Puglia si è mobilitata per garantire la massima efficienza tempestivamente, per salvare chi era ancora in vita dopo l’impatto, per salutare insieme chi non ce l’ha fatta, e che ora incita la nostra regione a impegnarsi, per non ripetere un disastro simile.

Giornate così ti insegnano ad alzare gli occhi al cielo e ringraziare per la tua vita e quella dei tuoi cari, ad apprezzare ogni singolo minuto di tempo che ci viene riservato, per riempirlo di gioia, di condivisione e solidarietà, ma che spesso disperdiamo in litigi e rabbia, senza ricordare che potremmo non averne più per dire Grazie Scusa. Giornate così ti lasciano l’amaro in bocca, ma anche la voglia di dimostrare al mondo che il Sud è una terra dal cuore grande.

Francesca Morga

© Riproduzione Riservata
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: