Inaugurata la prima mostra del nuovo Museo Egizio a Torino “Il Nilo a Pompei”

b28f6a934d83500b1a15510d2092296e-kENC-U43160503631678PBF-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Un viaggio in cui l’Egitto incontra la romanità, in cui il Nilo scorre tra Torino e Pompei.
330 reperti provenienti da 20 musei italiani e stranieri attraverso i quali si raccontano le tappe della diffusione di culti e contaminazioni artistiche, dall’antico Egitto all’Italia del periodo romano.
È questo il senso della mostra Il Nilo a Pompei – Visioni d’Egitto nel mondo romano, aperta sino al 4 settembre al Museo Egizio di Torino.
Nove le sezioni espositive che portano idealmente in un percorso da Alessandria d’Egitto alla greca Delo fino a Pozzuoli, Cuma, Benevento, con un focus dedicato a Pompei ed Ercolano.
L’esposizione, curata di Alessia Fassone, Christian Greco e Federico Poole con la collaborazione di Eva Mol, è la prima del nuovo corso dell’Egizio. È stata allestita negli spazi del terzo piano riprogettati dall’architetto Lorenzo Greppi e dedicati a Khaled Al-Asaad, il direttore del sito archeologico di Palmira trucidato dall’Isis.
Una sequenza di stanze che variano dal blu egiziano al rosso, pompeiano, che inizia portano per mano il visitatore a camminare su un pavimento-mappa che riproduce il percorso del Grande Nilo.
Per la prima volta vengono esposti a Torino reperti di grande valore provenienti da Pompei, come gli affreschi del Tempio di Iside o quelli della Casa del Bracciale d’Oro e poi sfingi greche che affiancano quelle egiziane, maschere di mummie con tanto di bracciali a forma di serpenti, statue di Iside che sembrano Madonne che allattano, la teatrale Morte di Cleopatra dipinta nell’Ottocento da Achille Glisenti fino alle incredibili pitture di una casa pompeiana con vista sul golfo.
Frutto della collaborazione tra il Museo Egizio, la Soprintendenza di Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, si parte da Pompei, il sito archeologico più importante d’Italia, per osservare come l’Egitto abbia profondamente influenzato il nostro paese.

Claudia Pruner

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