In scena al GOS di Barletta “La voce umana”, il dramma di un amore finito

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Al Teatro GOS di Barletta, l’attrice Stefania Di Palo ha presentato “La voce umana” (La voix Humaine), una pièce teatrale scritta nel 1929 da Jean Cocteau, artista poliedrico e profondo conoscitore del complesso universo femminile.

Brava e pienamente compenetrata nel testo del monologo, Stefania Di Palo ha saputo dare voce e forma ad un opera che celebra il crepuscolo dell’amore. Una donna, profondamente ancorata all’amore per il suo uomo, cerca disperatamente di trattenerlo a sé, in un’ipotetica telefonata, dopo essere stata lasciata per un’altra donna.

L’uomo non è in scena, ma all’altro capo del telefono. E’ la bravura della Di Palo a renderlo presente con i suoi numerosi cambi di espressione vocale, alternati a pause di silenzio davvero molto significative e pregne di emozioni forti.

L’interprete ha saputo raccontare il dramma straziante di una donna che, in fondo, rappresenta le tante donne frustrate e umiliate dal tradimento del proprio uomo, riuscendo a far vibrare quei sentimenti di tristezza, delusione e desiderio di rivalsa pur restando nell’alveo di quella dignità che solo le donne vere riescono a conservare. Emerge con forza l’umanità della protagonista la cui apparente nonchalance scivola di tanto in tanto nello sconforto e nella disperazione, sfiorando punte d’ira che solo chi è stato tradito riesce a comprendere e giustificare.

Stefania Di Palo disegna con mano decisa l’amore malato della protagonista sullo sfondo dell’angoscia umana. Un quadro che prende forma, si colora con le tinte fosche della povertà dell’uomo mortale, per poi distruggersi definitivamente mettendo giù il telefono.

Nei chiaro scuri della psicologia femminile, raccontata da un monologo fondamentalmente minimalista, la solitudine della donna tradita diventa il simbolo straziante  della condizione della donna immobile, quasi paralizzata, di fronte all’indifferenza del mondo e di quell’uomo dal quale dipende in modo viscerale.

L’espressione tutt’altro che rassegnata della protagonista al telefono col suo lui, per nulla sensibile al suo profondo dolore, racconta anche di quell’incomunicabilità della coppia contemporanea causata troppo spesso da una strisciante idea maschilista dell’amore: lui che legge il giornale, che si distrae e non comprende che pur di salvare ciò che rimane di una storia importante, lei è disposta a dividerlo con la sua amante.

Degna di nota è stata l’apertura dello spettacolo della cantante Mariangela Ieva che con la sua voce melodiosa e l’elegante esibizione ha introdotto pienamente il tema con un brano di Amalia Gré, “Amami per sempre”.

L’intepretazione di Stefania Di Palo è stata del monologo di Jean Cocteau è stata potente e coinvolgente, arricchita anche da due brani musicali da lei stessa interpretati nello stile della musica cruda:” Guarda che luna” (dal repertorio di Fred Buscaglione), “Non credere” (da Mina).


13664619_1168626476521952_1470388718_nSorprendente è stato il finale con il ritorno dell’amante interpretato da Genesio Piccolo (attore – ballerino), che entrato in scena ha coinvolto la protagonista in un giro di valzer, regalando agli spettatori una piacevolissima fragranza, un mix di leggerezza e accennata speranza.

Antonio Curci

 

 

 

 

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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