Ilva Football Club: presentazione alla Feltrinelli di Bari

«Sono tracce brevi, percorsi frammentari quelli di chi militò idealmente nell’Ilva Football Club e realmente finì a morire in fabbrica. Scie luminose spentesi in un vento grigio. Furono lucciole quegli atleti, le lucciole operaie. Illuminarono il campo dei veleni con i loro cross, così simili alle adorabili traiettorie delle lucciole, con le loro invenzioni di gioco».

r0_tml1239821563649_280713516245_1466675222868129Il giorno 6 ottobre 2016 la Feltrinelli di Bari ha ospitato un interessante incontro volto alla presentazione di Ilva Football Club, romanzo edito dalla casa editrice salentina Kurumuny e scritto a quattro mani dai giornalisti tarantini Lorenzo D’Alò e Fulvio Coludalcci.

Nella splendida cornice della libreria barese era presente, per il dispiacere dei molti presenti, solo Fulvio Colucci in rappresentanza del collega. Affiancato dall’ex direttore de La Gazzetta del Mezzoggiorno Lino Patruno e intervistato da Alessandra Montemurro, giornalista presso la stessa testata giornalistica, l’autore ha presentato questo innovativo reportage della memoria, volto alla denuncia della situazione di degrado presente nel territorio pugliese ormai da decenni. La credenza di fondo è che la cultura, di cui il libro è perfetta esemplificazione, debba smuovere efficacemente l’opinione pubblica e risvegliare le coscienze italiane non di rado annichilite, abbattendo le barriere del silenzio che circondano questo argomento troppo spesso sottaciuto.

Nelle settanta pagine che compongono questo particolare libercolo è Lorenzo d’Alò a dar voce al racconto: questo coraggioso giornalista sportivo, nato al quartiere Tamburi di Taranto e che da oltre trent’anni racconta la realtà sportiva come metafora di vita,  avverte l’esigenza di riannodare i fili del passato. Si tratta di una necessità che ha il suo punto d’avvio nel sequestro dell’Ilva da parte della magistratura per disastro ambientale e che porta con sé l’impronta di una dedica doppia: al padre, morto di cancro, e a quella generazione di calciatori di cui lui stesso fece parte negli anni ’70 e ’80, scomparsa proprio a causa dell’inquinamento.

Si dipana così la vicenda di un Ulisse catapultato negli anni drammatici in cui il «colosso d’acciaio» era il totem fasullo di un tragico benessere. Di modo che, descrivendo quella «maglia grigia» così simile al colore del siderurgico e indossata da Lorenzo durante il torneo Coppa Natale, si possa narrare la storia della sua città stretta dalla crudele morsa dell’acciaio. Fino alla trasfigurazione della vicenda nel grande racconto collettivo di undici, anonimi, campioni: l’Ilva Football Club, squadra assolutamente immaginaria e ricostruita con l’idea di mettere insieme le “figurine” di alcuni tra i tanti che a Taranto lasciarono la giovinezza sul terreno del campo sportivo, costituisce l’artificio letterario adoperato per raccontare e raccontarsi, intrecciando sapientemente passato, presente e futuro.

Questo sorprendente viaggio nel tempo ruota attorno al calcio e lo rende strumento narrativo d’eccezione per descrivere non solo un passato carico di malinconia, ma anche il bisogno assoluto di emancipazione e riscatto sociale per tutti quei cittadini tarantini defraudati del proprio essere al mondo. E’ un modo, quindi, per creare una nuova solidarietà tra gli italiani e rielaborare nell’effettivo il rapporto tra città e fabbrica, spronando così un cambiamento che necessita di dedizione, sacrificio, volontà, umanità e non di infiniti decreti e ordinanze simili a giganteschi palliativi che si rincorrono l’un l’altro senza alcuna meta.

Francesca Rotondo

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