Il Vangelo del giorno 9 dicembre: “Quale sarà il segno?”

Lc 1,39-45 

Se dunque vi diranno: «Ecco, è nel deserto», non andateci; «Ecco, è in casa», non credeteci. Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.

Subito dopo la tribolazione di quei giorni,

il sole si oscurerà,

la luna non darà più la sua luce,

le stelle cadranno dal cielo

e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

Il brano è tratto dal discorso “escatologico” del Vangelo secondo Matteo: il contesto cioè è quello dell’ultimo discorso di Gesù prima della sua passione, un discorso sulle “cose ultime” alle quali anche noi in Avvento volgiamo il nostro sguardo. Il tema è sviluppato da Gesù in risposta ai discepoli che gli chiedono “quando” accadranno queste cose e quale sarà il “segno” della sua venuta (parousía) e della fine del mondo (cf. Mt 24,3). All’esortazione a non inseguire inutili speculazioni circa il quando e a non cedere a false illusioni circa i segni di tali avvenimenti, qui si aggiunge un’analoga considerazione sul “dove” (cf. v. 26): un monito a non lasciarsi ingannare facendosi tirare di qua e di là dietro “falsi cristi e falsi profeti … grandi segni e miracoli” (cf. vv. 23-24), e dunque un invito a rimanere e preparare la parousía lì dove ci si trova. Il suo improvviso e imprevedibile accadere, infatti, sarà comunque manifesto a ogni latitudine, da oriente a occidente, e non mancherà di attirare tutti a sé (cf. v. 28).

Lo sconvolgimento cosmico descritto facendo ricorso a immagini tipiche dell’apocalittica giudaica (cf. Gl 2,10; Am 8,9) ci dice che con l’avvento del giorno del Signore finirà il tempo così come lo conosciamo noi, ritmato dall’alternarsi del giorno e della notte, e questo per volontà di quello stesso Dio che aveva voluto il sole e la luna e le stelle, “cosa buona” ai suoi occhi (cf. Gen 1,14-19). Il riferimento alle “potenze dei cieli” che saranno sconvolte, se cogliamo una possibile allusione alle potenze cosmiche che secondo gli antichi dal cielo governavano il mondo (cf. Ef 1,21), annuncia per noi la liberazione da quei poteri forti che magari oggi determinano il corso della storia, ma non avranno l’ultima parola.

Alla fine, infatti, apparirà in cielo solamente “il segno del Figlio dell’uomo” (v. 30). L’espressione, propria di Matteo, rimanda al Figlio dell’uomo stesso, a quello che ci è stato dato di vedere di lui su questa terra: la sua umanità. Nel giudizio, è sulla sua umanità che sarà misurata quella di cui noi saremo stati capaci. Aggrappandoci al vangelo, osiamo sperare che l’amore da lui vissuto salvi ciò che noi tentiamo di vivere sul suo esempio. In questo senso possiamo considerare l’interpretazione patristica che identifica il “segno del Figlio dell’uomo” con il segno della croce. Se il Veniente è il Crocifisso risorto dei vangeli, noi lo incontreremo quale giudice dal volto misericordioso: saremo giudicati dalle sue piaghe, possiamo sperare nel suo amore.

Allora, quando verrà con grande potenza e gloria, le sue piaghe ci appariranno trasfigurate. Oggi sappiamo riconoscere quelle dell’umanità ferita che incontriamo (cf. Lc 10,29-37)? In questo Avvento preghiamo perché, sin d’ora e non solo allora, si aprano i nostri occhi su ciò che non vogliamo vedere (cf. Mt 25,31-46; Lc 16,19-31). Approfittiamo di questo tempo e cominciamo a batterci il petto per confessare le nostre mancanze, ma soprattutto per risvegliare il nostro cuore così da non perdere altre occasioni. Nell’attesa che il Signore nel suo giorno convochi l’umanità dai quattro venti al suono della “grande tromba” (v. 31, cf. Is 27,13; 1Ts 4,16), ascoltiamo la voce dello Spirito e facciamo tacere il rumore delle nostre armi, così da incamminarci su vie di pace (cf. Is 2,2-5; Lc 1,79) verso il raduno degli eletti.

Fratel Fabio

Comunità di Bose

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