Il Rapporto Svimez 2019 è impietoso: il Sud Italia è sempre più povero e isolato

Il Sud dell’Italia è stretto nella morsa di una nuova possibile recessione e della crescente migrazione che rappresenta, ormai, una vera emergenza.

E’ questo il quadro desolante che emerge dal rapporto Svimez 2019. Lo Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, è l’organismo che dal 1946 fotografa le regioni meridionali del nostro Paese, rappresentandone un osservatorio privilegiato.

Poche speranze perché i numeri parlano chiaro: il prodotto interno lordo (PIL) del Sud nell’anno in corso è in terreno negativo con un -0,3% a fronte di un non brillante +0,3% del Nord. Detto in altre parole, si tratta di una crescita zero che va rapportato non solo ai Settentrione d’Italia, ma nel complesso ai Paesi dell’Unione Europea. E’ qui che la forbice diventa più ampia e decreta una situazione di arretratezza di un Sud che fatica sempre più a tenere il passo con lo sviluppo del Vecchio Continente.

Stando al Rapporto, la mancata crescita è da collegarsi al ristagno dei consumi: -9% rispetto al centro Nord. Qui i consumi sono tornati ai livelli antecedenti alla crisi del 2007 e lasciano presagire una crescita più veloce.

Purtroppo nel Meridione gli investimenti non sono sufficienti a rimettere in piedi un’economia da sempre più debole. Se il privato fa comunque la sua parte, seppur minima, con investimenti in costruzioni (+5.3%), macchinari e attrezzature (+0,1%), il vero problema restano gli investimenti pubblici. Nel 2018 lo Stato ha speso per i cittadini meridionali 102 Euro pro-capite contro i 278 dei connazionali del Nord.

Si può parlare quanto si vuole, ma i dati inchiodano la verità: esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B! Questi dati andrebbero letti e riletti anche in relazione all’attuale dibattito delle “autonomie rafforzate” che alcune ricche regioni del Nord chiedono allo Stato centrale. Esse pretendono funzioni aggiuntive da finanziare tramite la cessione di una quota dell’IRPEF o di altri tributi prodotti sul territorio

La conseguenza più immediata di questa crescente povertà al Sud è che si allarga anche il divario occupazionale: nel secondo semestre 2018 e nel primo trimestre 2019, nel Meridione gli occupati sono calati di 107 unità, mentre al Nord sono aumentati di 48mila. Lo Svimez dichiara che la forbice fra le due parti d’Italia si è allargata, con una differenza di +3milioni di occupati nel Nord.

Il dato è davvero preoccupante anche perché dal 2002 al 2017 sono emigrate dalle regioni meridionali oltre 2 milioni di persone. E’ questo il vero problema e soprattutto la reale emergenza: un’emorragia di cittadini che ogni anno abbandona il proprio paese per cercare fortuna altrove, in Italia e all’estero.

“Questi numeri – osserva la Svimez – dimostrano che l’emergenza emigrazione del Sud determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze. Tale dinamica determina soprattutto per il Mezzogiorno una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5 mila abitanti”.

Meno cittadini, meno sviluppo! Se a questo si somma una debole spesa pubblica per il Sud, il risultato è che si avranno servizi meno qualitativi e infrastrutture sociali meno efficienti. In altre parole, una qualità della vita più bassa e quindi meno sicurezza, livelli di istruzione inadeguati, servizi sanitari e di cura meno performanti. In generale, meno diritti fondamentali di cittadinanza. Altro che Unità d’Italia!

“Le carenze strutturali del sistema scolastico meridionale insieme all’assenza di politiche di supporto alle fasce più deboli della popolazione, in un contesto economico più sfavorevole – rileva la Svimez – determinano dal 2016, per la prima volta nella storia repubblicana, un peggioramento dei dati sull’abbandono scolastico”. Il numero dei giovani che si fermano alla licenza media raggiunge nel Sud il 18,8%, con punte di oltre il 20% in Calabria, Sicilia e Sardegna.
Nella Sanità meridionale le cose non vanno meglio: l’offerta dei posti letto ospedalieri è di 28,2 unità di degenza ordinaria ogni 10mila abitanti, contro il 33 ,7% al Centro-Nord. Tale divario cresce sensibilmente nel settore socio-assistenziale, in particolare nei servizi per gli anziani: ogni 10mila utenti over 65, al Nord 88 usufruiscono di assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari, 42 al Centro e solo 18 al Sud.

Lo Svimez conclude che non solo è necessario, ma addirittura urgente porre in essere “un piano straordinario di investimenti sulle infrastrutture sociali del Mezzogiorno”. Senza di essi non ci può essere sviluppo.

Purtroppo la politica nazionale è sorda e si ricorda delle due Italie a velocità differenti solo durante gli accesi dibattiti elettorali e/o promesse populiste e demagogiche.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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