Il nuovo libro di Luciano Ligabue: “Scusate il disordine”

ligabueScusate il disordine
Ligabue Luciano
2016, 196 p., brossura
Editore Einaudi (collana I coralli)

Una volta giù, gli piacerebbe essere musicista ma è solo la sensazione di una sensazione. Non è una sensazione invece quel piolo sulla testa. E la sua Canzone più bella? Quanto la dovrà tenere per sé e quanto lasciarla andare di fronte a un Ariston che si apre in due? Un vocal trainer può garantire qualunque cosa tranne il successo. Un manager, qualunque cosa tranne la fedeltà. Ma si può essere fedeli per tutta la vita alla propria batteria, e alla donna che suona il basso nel tuo gruppo da sempre. Signora Pilar, è durata anche troppo. Troppo poco un minuto per esprimere un desiderio al genio della chitarra. Ma non sono troppi dieci anni per un incontro così. O Sì? L’Uno e l’Altro. Insomma, questi racconti – così diversi fra loro e così inseparabili, vivaci come una scolaresca eterogenea ma affiatata – sono un tripudio di fantasia e vitalità. E soprattutto irrompono sulla scena due elementi nuovissimi nella scrittura vibrante di Ligabue: il fantastico e la forza della musica. La musica in tutte le sue declinazioni. La musica che, come il sesso e l’amore, sfugge fortunatamente a ogni tentativo di imbrigliarla. Perché solo nell’abbandono, nell’accettazione del mistero, nello stupore che ci afferra ogni volta come fosse la prima, possiamo sperimentare una quotidiana spettacolare magia.

La voce inconfondibile e originale di uno scrittore che sa raccontare l’inafferrabilità delle nostre vite. Amore, sesso e musica sono le tre emozioni che saldano la partitura immaginifica di questi racconti folgoranti e misteriosi.

«Abbiamo anche avuto momenti belli. Se solo fossimo andati a tempo insieme».

Qualche anno fa, nel 2004, Luciano Ligabue è stato insignito della laurea honoris causa dall’università di Teramo e ha aggiunto a tutte le voci del suo lungo curriculum anche il titolo di “Dottore in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo”. Musicista, regista, scrittore e poeta, Luciano Ligabue non ha pubblicato solo dischi in questi ventisei anni di carriera, ma anche le raccolte di racconti Fuori e dentro il borgo (1997, Premio Elsa Morante) e Il rumore dei baci a vuoto (2012), oltre a un romanzo, La neve se ne frega (2004), una raccolta di poesie, Lettere d’amore nel frigo (2006) e naturalmente due film.

Sicuramente il motivo di questa sua versatilità espressiva è la sua poetica. Il tratto dominante di tutte le storie che il rocker di Correggio ha raccontato in questi anni è un blues intenso e malinconico in salsa provinciale, in cui hanno trovato spazio alcuni personaggi memorabili.
Che siano protagonisti di canzoni, come Mario o il mago Walter, di film o di racconti, come in questo caso, il risultato alla fine è il medesimo: lo stesso groove, lo stesso tempo, scandito con precisione sulla cassa. E poi una malinconia di fondo che solo un certo stile Western sa trasmettere.
Ma su questo tappeto di Rock melodico, Luciano Ligabue adesso aggiunge alcuni elementi inediti.
Scusate il disordine è una raccolta di sedici racconti, vivaci ed eterogenei, che per la prima volta accolgono due elementi nuovi: il fantastico e la musica.
Mai prima d’ora l’autore aveva parlato così a lungo del mondo che conosce meglio: Luigi Tenco, Rihanna, Anchise il batterista con l’artrosi. Casse da caricare sui furgoni, sipari di teatri, agenti disperati, ma anche un uomo con un piolo piantato in testa, sono tutti lì ammucchiati, in disordine appunto, tra le pagine di questo libro. Poi, ben nascoste, ci sono anche tutte le passioni e i punti deboli dell’autore, che può scrivere e scrivere tutta la vita, in prosa e in versi, in tutte le lingue, ma alla fine – è del tutto evidente – ciò che cerca di afferrare, quello che insegue inutilmente, è sempre e solo la musica.

”Non contava quante volte avesse sentito una canzone né contava l’esercizio e la difesa del suo gusto: la musica non diventava mai sua. E pensava – tenendoselo sempre e comunque per sé – che pure parecchi boriosi là fuori, convinti di averla catturata e fatta loro, scrivendola o suonandola, nel tempo avevano per forza realizzato che casomai potevano avere posseduto i suoi frutti – fama, privilegi, agi – ma mai veramente lei”.

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