Al male assoluto rispondiamo con la forza delle idee

epa04224227 A woman with a little girl place flowers in front of the Jewish Museum, the site of a fatal shooting a day earlier, in central Brussels, Belgium, 25 May 2014. Two women and a man were killed and one person seriously injured in a shooting at the Jewish Museum in central Brussels on 24 May, with Belgian officials saying anti-Semitic motives could not be ruled out.  EPA/OLIVIER HOSLET
EPA/OLIVIER HOSLET

Non saranno le bombe a fermare il dialogo e l’accoglienza, fondamenti irrinunciabili per la costruzione della civiltà della pace in tutto il mondo.

Certamente, a caldo, le uniche strade visibili e percorribili per uscire da questa situazione di crisi sembrerebbero quelle che vanno nella direzione della chiusura delle frontiere degli Stati, per poi continuare con l’elevazione dei muri intorno alle città, ai quartieri, alle vie, fino a giungere alla chiusura dei condomini e perché no, delle relazioni familiari.

“L’inferno sono gli altri”, affermava ironicamente il filosofo Jean Paul Sartre, ma la crescita e lo sviluppo della società non può nascere dalla chiusura al mondo, né tanto meno dal rumore delle bombe e dai corpi dilaniati di bambini, donne e uomini che meritano giustizia.

Bisogna reagire, ma non  con l’odio che genera altro odio. Bisogna rialzarsi con la forza delle idee, con la voglia di continuare a investire sull’altro, sulla cooperazione internazionale, sull’esternalizzazione dei buoni sentimenti e sulla condivisione delle cosiddette “buone pratiche”.

Il mondo con le sue diversità culturali e territoriali è casa di tutti.

La chiusura, il sospetto, la paura e il panico generano mostri, burattini facilmente manipolabili dalle forze astute di chi cerca solo il proprio tornaconto e il controllo degli altri. Il rischio è quello di firmagli un assegno in bianco che, in cambio di una passeggiata apparentemente più sicura, blindi le nostre vite, soffochi le nostre voci e di conseguenza uccida la nostra libertà di scegliere il bene e perseguirlo.

Piangiamo i nostri morti perché oggi è il tempo del dolore. Innaffiamo con le nostre lacrime quei fiori adagiati sul selciato a ricordare le troppe vite innocenti strappate all’affetto dei loro cari. Ma non dimentichiamo che puntare ostinatamente alla vita in tutte le sue forme e declinazioni è l’unica arma per sconfiggere le logiche perverse del male e dare un senso al sacrificio dei nostri morti.

Antonio Curci

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Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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