I colori dell’animo umano. Giuseppe Arcimboldo alla corte d’Asburgo

4-Arcimboldo“Umore nero”, “giallo dalla rabbia”: sono ormai entrati nell’uso comune, modi di dire che a ben cercare hanno origini lontane nel tempo. Sono espressioni che si riferiscono ad una dottrina, quella che illustri uomini dell’antica Grecia introdussero ai loro tempi per tentare di spiegare le cause delle malattie umane; essa viene fatta risalire a Ippocrate, colui che è considerato il padre della medicina, e corre sotto il nome di “teoria degli umori”. Gli “umori” altro non erano che i fluidi organici che regolavano l’equilibrio fisico dell’uomo e dalla maggiore o minore quantità di uno rispetto agli altri era determinato anche il temperamento; ecco quindi che con un termine che originariamente indicava una sostanza liquida oggi ci si riferisce pure al carattere di una persona. I cosiddetti umori erano quattro: sangue, flemma, bile gialla e bile nera. Questa teoria sopravvisse a lungo e ancora nel Cinquecento c’era chi voleva preservarsi dalle malattie bilanciando i propri fluidi corporei.
A volte cercare di evitare le malattie poteva diventare una vera e propria ossessione, anche per un imperatore come Rodolfo II d’Asburgo (1552-1612): non bello, certamente affetto da gravi disturbi psicofisici (ereditati dall’usanza nobile di sposarsi e procreare tra diretti consanguinei), fu spesso ricordato dai contemporanei anche per essere un “melancolico”. Ma Rodolfo II di Praga fu anche un grande amatore d’arte: aveva una camera piena di meraviglie create dall’uomo e dalla natura (in tedesco Wunderkammer), collezionava opere di artisti di fama europea che ospitava alla sua corte e chi, fosse egli poeta o filosofo, astrologo o alchimista, sapesse destare il suo interesse. Presso di lui a Praga, e prima presso suo padre Massimiliano II a Vienna, trovò fortuna il nostro Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), che per i sovrani dipinse quei fantasiosi ritratti composti di fiori, frutti, conchiglie e quant’altro, sapientemente incastrati gli uni con gli altri. Rodolfo si fece ritrarre come Vertumno (1591, oggi a Stoccolma, Skoklosters Slott), la divinità romana che presiede al cambiamento delle stagioni, e infatti l’imperatore stesso voleva controllare un mondo che andava allargandosi sull’onda delle esplorazioni e scoperte geografiche e scientifiche.
Arcimboldo realizzò per la corte asburgica anche la serie dei Quattro elementi (1566-70 ca) e delle Quattro stagioni (I serie 1563; II serie 1577) sui cui domina Vertumno e a cui si ricollegano proprio la teoria degli umori e le quattro età dell’uomo (infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia): un tipo sanguigno ha un carattere bonario e gioviale, la sua stagione è certamente la Primavera (calda e umida) e il suo elemento è l’Aria; un tipo “giallo dalla rabbia” deve avere un eccesso di bile gialla, è collerico e permaloso, un po’ asciutto come lo è l’Estate (calda e secca) e il suo elemento è certo il Fuoco; un tipo flemmatico è pigro e non si scompone, predilige l’Autunno (freddo umido) e l’Acqua; infine un tipo “d’umore nero”, a causa della bile nera, non può che essere triste e melancolico, un po’ come l’Inverno (freddo secco) e la Terra in attesa che ricominci la Primavera.

 

Claudia Pruner

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