Il grido e l’impegno. La storia spezzata di Michele Fazio

Mercoledì 12 Aprile alle ore 18.30 si è svolto il secondo appuntamento del Libro Possibile Caffè, iniziativa avviata nel caratteristico Castello di Conversano con l’intento di fondere in una location accogliente e dal grande valore storico tre incredibili protagonisti: la letteratura, la musica e il gusto.

In questa occasione ci si è focalizzati sulla tragica attualità, con la presentazione di un libro dal titolo evocativo: Il grido e l’impegno. La storia spezzata di Michele Fazio. Scritta dall’insegnante di lettere classiche Francesco Minervini ed edita da Stilo, quest’opera racconta la triste vicenda di un solare quindicenne barese, Michele Fazio, la cui vita è stata recisa “per errore” dalla criminalità organizzata in una notte di luglio. Questa vicenda è ancor’oggi fonte di angoscia per la brutalità con cui la morte s’insinua nella quotidianità, spezzandola miseramente.

Il 12 luglio 2001, in un vicolo di Bari Vecchia, Michele moriva per un colpo di pistola durante un regolamento di conti tra bande rivali mafiose. Questo giovane solare, genuino e nel fiore degli anni perdeva tragicamente la vita per il solo fatto di essere rincasato dal lavoro ed essersi trovato “al posto sbagliato nel momento sbagliato”. Nell’aria si avvertiva, lancinante, un duplice grido: quello del criminale accortosi del fatidico errore (“Aveme accise u uagnune buenn” -“Abbiamo ucciso il bravo ragazzo“) e l’urlo angoscioso della madre Lella, che osservava impotente il corpo senza vita del figlio da una finestra.

Partendo da queste considerazioni, minuziosamente esposte dalla docente di lettere Cecilia Pignataro, l’incontro è proseguito con l’analisi del titolo dell’opera, che richiama L’urlo e il furore di Foulkner e si connota per una profondissima valenza civile di manzoniana memoria. L’accostamento dei termini grido ed impegno fa riflettere: l’urlo che emerge spontaneo dinanzi alla follia dell’esistenza e che appartiene ai genitori di Michele ma anche a tutti noi, testimoni muti ed inermi di tali tragici eventi, non deve paralizzare ma richiamare all’impegno collettivo, alla dedizione, alla lotta all’omertà e alla redenzione di un’intera città contro le serpeggianti insidie mafiose.

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La commovente partecipazione di Lella e Pinuccio Fazio, genitori di Michele, non è che un invito ad andare in questa direzione. Loro sono due esempi meravigliosi di umanità, coraggio ed integrità, inflessibili a dispetto del dolore annichilente, delle minacce subite, dei tentativi di “corruzione” e del tempo, che il più delle volte concede l’oblio ma a cui loro stessi si sono opposti. Non si può né si deve dimenticare: la memoria è salvezza.

Grazie all’acume di Francesco Minervino, loro diretta voce letteraria, Lella e Pinuccio hanno riaperto i dolorosi cassetti dei ricordi e hanno ripercorso l’assurdità della morte di Michele fino a trasformarlo in un simbolo di memoria collettiva di cui ogni città deve riappropriarsi. La ripresa dell’inchiesta grazie alla caparbietà di Lella, i molteplici incontri nelle scuole e nelle parrocchie per sensibilizzare i giovani, la cooperativa fondata per offrire un’occasione di riscatto a coloro che vogliono uscire dal giro della criminalità sono espressione di un attacco diretto alla logica mafiosa, “azienda” con regole ferree che non risparmiano neppure gli innocenti. Lella e Piuccio, un tempo inclini all’accettazione passiva di quei turpi ingranaggi, non si sono fermati al grido o al tunnel di dolore ma hanno rotto gli schemi, affermando una loro personale vittoria e raggiungendo una nuova consapevolezza: non ci si può arrendere. Si deve provocare, agire, reagire e opporsi con veemenza a quel silenzio omertoso che favorisce le mafie. Bisogna smetterla di essere vittime ed incitare alla legalità.

Il grido e l’impegno è un racconto toccante, il cui immenso valore risiede nelle molteplici valenze che possiede: è espressione di un’urgenza, quella di testimoniare, di raccontare la verità, ma al contempo è ricostruzione storica, cronaca, denuncia, lotta, affermazione del Bene e soprattutto grido di dolore e ribellione contro questo sistema folle che prende il nome di Mafia.

 

Francesca Rotondo

 

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