GIUSEPPE DE NITTIS NEL 137° ANNIVERSARIO DELLA MORTE

In occasione dell’anniversario della morte dell’Artista non potevo mancare di contattare il nostro esperto Giovanni Lamacchia, che ho trovato rammaricato dopo l’ultima visita al Palazzo della Marra.

Quali novità sul De Nittis dopo tanti anni dalla morte e 117 anni dall’arrivo della donazione alla Città di Barletta?

– Sai, mi pare un’unica storia, senza una vera una svolta.

– Come senza un svolta? E’ l’ultima sistemazione della donazione.

– Sì ma io guardo alle sistemazione nell’arco di più di un secolo e mi pare che abbia solo cambiato palazzi. Pensa che per qualche anno venne chiusa in una soffitta del teatro Curci e ricordo di aver letto articoli battaglieri di Filograsso, che verso la fine degli anni venti ebbe a scrivere che se la donazione fosse stata destinata a Bari, i baresi avrebbero saputo occuparsene solertemente – e devo dire che quelle parole risultano profetiche se pensiamo alla vicenda del Teatro Petruzzelli. Poi le opere vennero sistemate nel Palazzo della Biblioteca Comunale e, dagli anni 30, per poco più di sessant’anni nell’ex convento di San Domenico, dover per più di un anno ho copiato alcune opere, (tra cui Colazione in giardino), cosa che mi ha consentito di conoscere in modo approfondito la tecnica del De Nittis. Per un breve periodo la donazione è stata sistemata nel Castello e in questi ultimi anni nel Palazzo della Marra. Ma queste sistemazioni delle opere, mi sono chiesto, aiutano davvero il visitatore almeno a farsi una prima idea del percorso artistico dell’Artista?

– Che risposta ti sei dato?

Beh, non ho faticato a trovarla. Uno mi ha detto: ‘Salivo, scendevo, non ci ho capito niente; avrei voluto qualche tua spiegazione.’ E non si tratta di uno stupido, è un informatico di valore.

Ma devo dire che io stesso provo disagio a trovarmi ora davanti a un capolavoro, ora davanti a uno schizzo soltanto o davanti ad un’opera abbandonata ma con parti di un cero interesse.

Credo che occorra una sistemazione diversa perché ci troviamo difronte ad un caso raro, cioè una sorta di atelier quasi intatto (la vedova vendette poche opere) in cui bisogna fare qualche distinguo per guidare il visitatore, tanto più se si ha la pretesa di chiamare la galleria Casa De Nittis

Poi devo dire, un’altra caratteristica di questo museo è che l’errore non viene segnalato ma perpetrato. Ricordo il pastello falso donato da un parigino (di cui già ci siamo occupati) che ritrae una modella che pare un maschio e ha un cappello invernale su un abito estivo. Ora la foto di una donna che non è Madame De Nittis con una bambina che non può essere la figlia che invece morì ad un mese di vita. Mi rendo conto che dovrei fare una lezione sulla fisionomia di Madame e in questo modo onoreremo la donatrice, della quale ricorreva il 7 agosto il 118 ° anniversario della morte.

– Attendiamo questa lezione

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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