Giuseppe De Nittis, l’autoritratto nella Pinacoteca di Barletta

De Nittis roll up di Lamacchia
De Nittis roll up di Lamacchia

– Volevo saperne di più della foto del De Nittis rintracciata da Lamacchia e gli chiedo se sa dove era stata scattata e da chi. Me la mostra. E’ una piccola foto di circa 6 x 10 cm.
– E’ di Giuseppe Malovich, un fotografo di Trieste, di cui ho letto molto bene, uno dei primi. Deve essere stato durante uno dei suoi viaggi, che il nostro ha deciso di fermarsi nello studio fotografico, probabilmete per la fama che il litografo e fotografo aveva consolidato. E questo ‘passaggio’ da Trieste sembra stigmatizzato dall’impermeabile sul braccio, le mani guantate, il cilindro, proprio come uno che sia appena arrivato.
– Vedo che sei molto entusiasta di questa foto. A parte la soddisfazione comprensibile di averla trovata, ti è servita? Ha aggiunto qualcosa alle tue conoscenze?
– Sì, ha superato le mie aspettative. Benineteso, non è l’unica foto in cui ho trovato De Nittis, e spero tra non molto di poterne scrivere e anche di pubblicarle.
Ma questa mi ha sorpreso anche perchè il De Nittis si trova quasi nella postura dell’autoritratto a pastello conservato a Barletta. Quando lo osservavo, mi chiedevo come mai l’orecchio sembrava quasi incassato dietro lo zigomo (nelle foto note dava l’impressione di essere sporgente), ma conoscendo la sua precisione nel disegno mi dicevo che doveva essere così. Ora la foto definisce meglio l’assetto del viso e mostra che in quella posizione l’orecchio sporgeva meno. Un’altra cosa che mi pareva inconsueta era il modello di barba che si vede nel pastello, perchè nelle foto più note ne portava una alla manera ‘cappuccina’ come scriveva un critico francese e i ciuffi dei capelli ‘impomatati’ (foto 4 e 5).
Questo autoritratto è attraente, e la sua forza è nella sua originalità; il suo tratto psicologico.
Osservalo bene. Cosa manca?

De Nittis Autoritratto Pinacoteca di Barletta
De Nittis Autoritratto Pinacoteca di Barletta

– Non saprei…
– La tavolozza, i pennelli, il cavalletto… tutti elementi che i pittori amano consegnare alla storia. Viene da chiedersi: “chi abbiamo davanti a noi? il pittore o il signore della casa, che ci attende vicino al suo divano preferito?”. Goncourt ha scritto del divano sul quale il De Nittis si gettava in un “nero assonnamento”, nei momenti di depressione che precedevano l’apertura del vernissage, mentre Madame montava in carrozza per andare a vedere “se tutto il mondo partecipava” all’evento. Si capisce che lui sente soprattutto di essere un signore. Figlio di un proprietario terriero e nipote di un architetto, già solo tre anni dopo essere arrivato a Parigi si impegnò per l’acquisto di una palazzina,… mentre un uomo entrava per annunciare una novità ‘è la guerra!’, la guerra franco-prussiana, e a lui fischiavano le orecchie.
Ma è nell’ultimo palazzo appartenuto al De Nittis che l’autoritratto sembra trovare posto, e riscuotere l’attenzione e Madame Daudet lo descrive nel suo diario in modo non molto lusinghiero, perchè trova lo sguardo vago e i canoni della prospettiva rovesciati. Non aveva capito ,l’ospite, che l’Artista si era ritratto servendosi di due specchi, inclinati, e che il braccio che non si vede era quello che tracciava i segni sul cavalletto. Forse non lo espose mai, infatti reca l’autentica di Madame per un’esposizione postuma,
Mi sono chiesto spesso quando De Nittis lo schizzò, insieme ad altri quesiti.
Ora se permetti ti faccio un’altra domanda. Lo indovineresti, guardando quelle foto, che quell’uomo era un artista?
– No.
– Infatti non assumeva pose eccentriche. Non le amava
– Ma che uomo era De Nittis?
– Ah, questa domanda meriterebbe un capitolo a parte, perchè occorrerebbe anche districarsi bene tra le affermazioni di quelli che per qualche motivo lo odiavano o lo invidiavano. Sai com’è! Quando si ha troppo successo…
– Non mancheremo di tornare presto sull’argomento.

La fisionomia del De Nittis nelle varie età

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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