Giuseppe De Nittis e le sue amicizie. Intervista al prof. Lamacchia

De Nittis, roll up di Lamacchia esposto a Barletta
De Nittis, roll up di Lamacchia esposto a Barletta

Torniamo a parlare del De Nittis, del suo carattere e della relazioni di amicizia e di lavoro. Chiedo a Lamacchia:
– Quali erano le frequentazioni del De Nittis? Chi erano gli amici su cui poteva contare?
– Per rispondere a questa domanda occorrerebbe fare qualche distinguo. Il De Nittis giovanissimo si intratteneva perlopiù con persone sì giovani ma più grandi di lui, ne subiva il fascino e in qualche modo furono utili anche alla sua formazione artistica. Era entusiasta e molto generoso e trovò presto il modo di contraccambiare ciò che aveva ricevuto. Su questo punto, basti leggere per esempio nei suoi ricordi la descrizione che fa del Cecioni, come uomo e come artista. Oltre ad averlo ospitato a Parigi e introdotto nell’ambiente artistico per procurargli lavoro, è stato uno dei sottoscrittori della traduzione in marmo del Suicida, uno dei primi capolavori. Parliamo di un giovane che ha fatto questro tra i 23 e 25 anni. Ma quanti pittori ancora inviterà a Parigi, ospiterà, sosterrà, presenterà ai mercanti e ad altri artisti facoltosi, negli anni successivi.
Negli anni dell’adolescenza a Napoli, dopo essere stato espulso dall’Accademia di Belle Arti per indisciplina. aveva passato le giornate fuori di casa (viveva sotto la tutela del fratello, perchè non aveva più nè genitori nè nonni) per dipingere in campagna, mangiando peperoni e formaggio, come ricordava da artista arrivato. Scriveva Caponi, un suo amico giornalista, ‘quante volte abbiamo sentito’ il racconto di quegli anni’ – come se si trattasse di un vecchio sclerotico, anzichè un trentenne.
– Ma i suoi amici, allora, erano compagni di lavoro?
– Era un uomo che riscuoteva molta simpatia. Quindi se si prendono in considerazione le più svariate testimonianze, si capisce che piaceva a gente del popolo, a giornalisti e amatori d’arte. C’e un giornalista francese che descrive benissimo il De Nittis degli ultimi mesi di vita, il suo spirito, ‘il sorriso di italiano’ mentre passeggiando intorno al viale dell’hotel che si era fatto costruire, commentava le ultime novità.
Però devo dire che per lui l’arte era come il sacerdozio, per cui certo che gli uomini a cui era più legato erano artisti anche loro. Quante volte le sue lettere agli amici si chiudono con l’auspicio di riabbracciarsi presto, parlare fino alla notte, fare tante risate insieme. Era sempre di buon umore quando si intratteneva con altri toscaniamica, Ho trovato in un giornale la descrizione di una serata a Parigi in cui aveva persino ballato la tarantella insieme ad un altro, dopo l’esecuzione di Funiculì-funiculà eseguita dal suo autore in persona.
— Insomma aveva buoni rapporti con tutti?
– Beh, non sempre e non con tutti. Cecioni, per esempio, aveva un carattere difficile e credo che la fine della loro amicizia abbia spinto questi e i suoi amici a tratteggiare nei loro scritti un brutto ritratto del nostro.
Un ‘pittore così pittore’ (espressione usata da Goncourt), era ovvio che potesse prendersela per un giudizio artistico immeritato. Caponi scriveva che per un certo tempo non si videro perchè gli aveva detto che una sua tavola del Vesuvio al tramonto gli pareva un panettone illuminato da dietro con una lampada (ho rintracciato il quadro descritto). E poi ancora, che una delle ultime volte che si incontrarono, De Nittis gli parlò del progetto di costruirsi l’hotel e lui lo sconsigliò. Poi, a suo avviso, i vecchi amici di un tempo, tra cui lui, si allontanarono per la vana gloria di Madame che aprì il salotto a principi e letterati. De Nittis invece se la rideva quando sentiva quella espressione ‘il salotto De Nittis’, dato che non si sentiva per nulla mondano.
Passata la rabbia, il De Nittis era in grado di fare sulle persone valutazioni serene e anche riconciliarsi. Nel suo ultimo viaggio a Napoli, per esempio, si era riconciliato col Morelli – un altro grande pittore del nostro ottocento. Come a prepararsi all’incontro con Dio.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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