Giuseppe De Nittis, continua l’intervista al prof. Giovanni Lamacchia

Avevi lasciato intendere che dopo tanti anni forse non si è abbastanza preparati a descrivere l’uomo De Nittis, Vuoi provare a farlo per i nostri lettori?

– Certo, oggi occorre più di un tempo, quando il ricordo della sua persona era vivo in tanti che lo avevano conosciuto. Ed è un tentativo che faccio ancora, anche per me stesso, perché anche il più informato dei lettori non può disporre del materiale che vado ammucchiando e non potrebbe mettere insieme le notizie necessarie a ricomporre il profilo dell’uomo. Continuo ancora a ripensare il De Nittis, eppure ho delineato la sua personalità in qualche pagina dell’ultimo libro che ho pubblicato. Nel primo saggio che scrissi avevo persino incaricato mio fratello di curare un’analisi grafologica su una lettera conservata alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Fu una bella esperienza, piena di colpi di scena: per esempio quando mio fratello mi disse che il canale sensoriale più sviluppato era quello auditivo e non quello visivo come ci si aspetterebbe di riscontrare in un pittore. Mi chiese che ne pensassi e mi venne in mente che quando andava sul Vesuvio si portava là un ragazzino chiacchierone che gli teneva compagnia mentre dipingeva. Aveva due pianoforti e aveva concesso in fitto un piano del suo palazzo ad un noto musicista che deliziava spesso con le sue esecuzioni le serate chez De Nittis. A Goncourt che gli aveva chiesto ricordi della sua giovinezza, aveva detto che le domeniche vissute a Napoli le rammentava dalle voci, dal suono delle campane, ecc.. E potrei continuare con tanti esempi.

In quest’ultimo periodo della mia ricerca, ti dirò, ho arricchito la mia conoscenza attraverso i quotidiani francesi. Sono freschi e forniscono dettagli inaspettati, li preferisco quasi a Notes e Souvenirs…

– Perché dici che li prediligi addirittura a Notes et Souvenirs che è una fonte per tutti e anche tu li hai usati?

– Hai colto l’iperbole. Certo, li ho usati e li ho anche corretti dove potevo. Per esempio dove tratta dei genitori , e ho ricostruito la genealogia e ho inserito altre notizie. Ma anche in altre parti. Gli errori sono dovuti al fatto che è vero sì che Madame De Nittis riportava i racconti del marito nella forma di un diario, ma dopo anni aveva commesso errori che il marito non avrebbe mai commesso

Poi uno che racconta la propria vita non può descrivere sé stesso, parlerà della propria intimità e descriverà gli altri.

Tutte le fonti francesi concordano nel descrivere un uomo sempre ben vestito, dallo sguardo vivo, penetrante, che non si abbandona alle gesticolazioni vistose dei meridionali ma innamorato della lingua napoletana e del teatro di Petito, che stringe la mano con fermezza e non mollemente, pronto alla battuta e al sorriso sornione dell’italiano che si accinge ‘a spettegolare’  – come lui stesso diceva divertito – sul mondo intorno,  affettuoso col suo bambino e la sua donna, buongustaio geloso della sua ricetta di maccheroni alla napoletana, generoso e slanciato nella beneficenza, pronto a rivolgersi al Sindaco di Parigi per rivendicare il proprio diritto a dipingere per le strade ma anche a spendere il proprio nome per fare la fortuna di altri pittori… E voglio chiudere con questa notizia sorprendente, specie se si guarda alla posa austera delle sue foto; in una serata tra italiani in cui Denza eseguiva Funichlì Funiculà si slanciava in una tarantella con altri pittori.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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