Giovanni Paolo II, il grazie alle donne e l’esaltazione del genio femminile

CITTÀ DEL VATICANO , 26 luglio, 2019 / 10:00 AM (ACI Stampa) – Giovanni Paolo II è il primo Papa straniero dell’epoca moderna. Una scelta frutto della primavera conciliare confermata dalla elezione di Benedetto XVI.

Il patto mediatico è certo fondamentale nel pontificato di Giovanni Paolo II. Ma c’è un altro patto, che ha aperto una strada che fino a poco fa sembrava impercorribile; un patto molto più rivoluzionario.

Quello tra Karol Wojtyla e il genio femminile, tra Giovanni Paolo II e le donne. Un patto biblico e conciliare allo stesso tempo.

Nell’ Antico Testamento è Isaia forse il primo a raccontare agli uomini l’aspetto materno di Dio, ma si potrebbe dire che solo Giovanni Paolo II ne ha fatto una precisa linea di Magistero sulle orme del Concilio Vaticano II.

Ha recuperato un linguaggio che ci riporta ai Padri, all’immagine femminile della Chiesa antica, alla espressività femminile.

Tutti conosciamo i due testi ufficiali che hanno fatto parlare il mondo e discutere la Chiesa, le Chiese. La Mulieris Dignitatem, che porta la data mariana del 15 agosto nell’ Anno Santo dedicato a Maria il 1988, e la Lettera alle Donne scritta nel 1995 in occasione dell’ anno destinato dalle Nazioni Unite alla Donna.

E’ certo che l’ amore di Karol Wojtyla per le donne il rispetto per la loro dignità nasce in Maria con una specialissima devozione mariana dell’ uomo prima ancora che del Papa.

“Quanto grande sia la dignità della donna- dice Giovanni Paolo II all’ Angelus del 25 giugno del 1995- è possibile intuirlo già solo dal fatto che l’eterno Figlio di Dio ha voluto nascere nel tempo da una donna, la Vergine di Nazaret, specchio e misura di vera femminilità”.

E del resto la attenzione del papa alla dignità della vita non è forse in primo luogo attenzione alla dignità del ruolo della donna?

E qual è il posto della donna nella Chiesa oltre che nella società civile?

Ripartiamo dal primo saluto in piazza san Pietro 16 ottobre 78 davanti a migliaia di fedeli…

“Ho avuto paura di questa nomina…ma l’ ho fatto nello spirito dell’ obbedienza alla nostra Madonna Santissima…”

Un affidamento che è parte integrante della vita del Papa, ne ricordo solo due: il 13 maggio 1981 e un mese prima di morire, dopo la tracheotomia.

Ed è con Giovanni Paolo II che nasce la figura della giornalista nel seguito, le donne salgono sull’ aereo del Papa, sono poche ma bravissime. Ad alcune di loro dedica sempre un saluto speciale.

E le sante! Non solo suore, fondatrici, missionarie, patrone, ma madri, spose. Giovanni Paolo II sceglie tre donne per affiancare tre uomini come Copatrone d’Europa: Caterina, Brigida, Edith.

Far maturare una cultura dell’ eguaglianza. Con questo tema il Papa presenta la posizione della Santa Sede a Pechino nel 1995 alla conferenza sulla donna che sembra dirne la libertà minacciandone in effetti la dignità.

Nella preghiera dell’ Angelus del 3 settembre 1995 dice:

Faccio oggi appello all’intera comunità ecclesiale, perché voglia favorire in ogni modo, nella sua vita interna, la partecipazione femminile.

E’ un impegno non certo nuovo, giacché trae ispirazione dall’esempio di Cristo stesso, che, se scelse tra gli uomini i suoi apostoli – scelta che resta normativa anche per i loro successori -, non mancò tuttavia di valorizzare anche le donne per la causa del suo Regno, e le volle anzi prime testimoni e annunciatrici della sua Risurrezione… Chi può immaginare quali grandi vantaggi verranno alla pastorale, quale nuova bellezza assumerà il volto della Chiesa, quando il genio femminile sarà pienamente riversato nei vari ambiti della sua vita?

Tra le “prime volte”  di Giovanni Paolo II anche una lettera “Sulla collaborazione dell’ uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo.”Firmata da Joseph Ratzinger il 31 maggio del 2004. Il Prefetto della dottrina della fede offre una nuova lettura della Mulieris Dignitatem. Bisogna rompere la logica di peccato e cercare una via d’uscita che permetta di eliminarla dal cuore dell’uomo peccatore.

E nella Chiesa? Qual è la situazione in un mondo prettamante maschile? E non parlo del sacerdozio o altri temi più propriamente teologici, ma la mentalità?

la Chiesa è donna, è madre. Nel battesimo la Chiesa partorisce i suoi figli, caratteristica appunto femminile, e possiamo dire la Chiesa è una madre che lavora oltre che badare ai figli…

Giovanni Paolo II nel 1993 diceva: “le donne del nostro tempo potranno ritrovare fino in fondo se stesse e salvaguardare la loro dignità e vocazione ponendosi in ascolto di Cristo.”

Giovanni Paolo II affranca la femminilità, il linguaggio femminile e forse passionale, dal peso del peccato la rende forza vivificante e viva, rilegge la passionalità del Cantico dei Cantici dell’amore sponsale tra Dio e la Sua Chiesa. Giovanni Paolo II per parlare di donna usa un linguaggio “femminile”, appassionato e passionale.

La prova è nella serie di “grazie” scritti dal Papa. Fino a quel “Grazie a te donna per il fatto che sei donna!”

Ricordo l’abbraccio con una giovane della GMG del 1991 a Cracovia, o la passeggiata con Corazon Aquino cui il Papa si appoggia provato dalla frattura al femore.

Forse poteva fare di più? Qualche riforma concreta? Alcuni e alcune l’attendevano.

Ma bisogna riconoscere che Wojtyla ha aperto una strada che sembrava totalmente chiusa. Un enorme passo avanti, e anche una eredità impegnativa da continuare.

Sabato 2 aprile 2005  Giovanni Paolo II va verso la Casa del Padre nei vespri della festa della Divina Misericordia. Una festa femminile, di cui è apostola Santa Faustina Kowalska. Una festa voluta da Giovanni Paolo II, una suora canonizzata da Giovanni Paolo II. Solo una coincidenza?

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