Giovanna d’Arco di Verdi apre la stagione alla Scala

+++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++ Una immagine di scena dell'opera "Giovanna d'Arco" che il 07 dicembre inaugura la stagione della Scala a Milano. ANSA/UFFICIO STAMPA TEATRO ALLA SCALA/BRESCIA-AMISANO
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Una immagine di scena dell’opera “Giovanna d’Arco” che il 07 dicembre inaugura la stagione della Scala a Milano.
ANSA/UFFICIO STAMPA TEATRO ALLA SCALA/BRESCIA-AMISANO

Si alza il sipario della stagione della Scala con Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi e come di consuetudine, nelle migliori delle tradizioni, con qualche cambiamento.

Il baritono Carlos Alvarez non è ancora guarito dalla bronchite e quindi al suo posto Devid Cecconi che si esibirà sul palcoscenico insieme al resto del cast, con la star Anna Netrebko e il tenore Francesco Meli. Si tratta di un fuori programma che il sovrintendente Alexander Pereira avrebbe preferito evitare, ma nulla in confronto ai forfait delle autorità, assenti giustificati causa Giubileo per il Presidente della Repubblica Mattarella, della Camera Boldrini e del Senato Grasso. Presente invece il Presidente del Consiglio Renzi e signora e i ministri Delrio e Franceschini.
Giovanna d’Arco, settima opera andata in scena, nella sua prima assoluta, al Teatro alla Scala di Milano il 15 febbraio 1845 torna sullo stesso palco 150 anni dopo l’ultima volta. Furono veri e propri anni di galera, come li definì Giuseppe Verdi, quelli nel corso dei quali presero vita le opere che portarono il compositore di Busseto ad affermarsi nello scenario operistico dell’epoca, gli stessi anni nei quali nacque anche la Giovanna d’Arco. L’opera che scrisse più velocemente, tra il 9 dicembre 1844 e il 6 gennaio 1845: “Un periodo di grande spossatezza fisica – raccontano le cronache dell’epoca – Egli grida che pare un disperato – durante le prove dei Lombardi alla Scala -; batte tanto i piedi che pare che suoni l’organo con la pedaliera; suda tanto che gli cadono le gocce sullo spartito”.
Un continuum di incessanti viaggi in lungo e in largo e ritmi frenetici (causa dei suoi gravi problemi di salute) per portare i suoi lavori sui palchi dei maggiori teatri del tempo. Fu così che prese vita, tra gli altri, l’introduzione alla Giovanna d’Arco, direttamente ispirata da una tempesta incontrata durante un viaggio in carrozza da Roma a Milano, lungo l’Appennino umbro-marchigiano.
Un’opera anticipatrice nella quale, come afferma lo stesso Riccardo Chailly, che la dirigerà alla Prima, si intravedono molti degli elementi che andranno a caratterizzare i futuri grandi successi e che piacque, molto al pubblico dell’epoca come testimonia il compositore e direttore d’orchestra Emanuele Muzio in una delle sue preziosissime lettere: “L’opera piace sempre di più, e sabbato e domenica si voleva il signor Maestro, si gridava ‘fuori, fuori il Maestro!’; ma egli non era in teatro”. Un’assenza, quella di Verdi, dovuta alla brusca rottura venutasi a creare tra lui e l’impresario del Teatro alla Scala, Bartolomeo Merelli, e in seguito alla quale il grande operista tornerà nel tempio della musica lirica con una nuova opera, Otello, solo 42 anni più tardi.
Oggi la Giovanna d’Arco torna alla Scala dopo 150 anni, per un ritorno al passato sempre più necessario.

 

Claudia Pruner

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