Giornata mondiale della Consapevolezza dell’Autismo

«La saggezza è saper stare con la differenza, senza voler eliminare la differenza»
Gregory Bateson

EVENTI[1]La chiamano diversità perché, troppo spesso, cimentarsi con le sofferenze altrui costa troppa fatica.
Così le etichette, tanto care alla contemporaneità, sono adoperate come baluardo difensivo, affibbiate per tenere alla larga tutto quello che non si riesce, o non si vuole,  comprendere realmente.
Picasso ci ammonirebbe con  le seguenti parole: «non giudicare sbagliato ciò che non conosci, cogli l’occasione per comprendere.»

La IX giornata mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, svoltasi ieri 2 aprile 2016, è stata un bellissima esemplificazione di questa frase. Un esempio per abbattere le gravose etichette sociali e scrollarsi di dosso, una volta per tutte, il fardello dell’umana indifferenza. Così il profondo distacco che colpisce la nostra realtà, che non di rado si muta in pura discriminazione, ha lasciato il posto ad un momento di comprensione reale, di consapevolezza, di informazione libera ma anche e soprattutto di partecipazione attiva e di sodalizio globale.

light-it-up-blue[1]Promosso dall’Onu e supportato ampiamente dalla Fondazione Italiana per l’Autismo, con la partecipazione del Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca (Miur), la giornata di ieri ha incentivato la conoscenza di questa particolare e sfaccettata forma di disabilità, tanto diffusa quanto poco conosciuta nel dettaglio. Ma lo scopo non è stato soltanto quello, fondamentale, della conoscenza: l’esigenza di contribuire a migliorare concretamente la qualità della vita di questi “diversi”, in modo che possano condurre un’esistenza soddisfacente e dignitosa, ha viaggiato di pari passo con la necessità di promuovere la ricerca e il miglioramento dei servizi e delle istituzioni, troppo spesso carenti e inadeguati.

Secondo una ricerca condotta dal Censis l’Italia è tra i paesi europei che destinano meno risorse alla protezione sociale delle persone con disabilità. Una mancanza davvero inaccettabile.
A ciò si aggiunge l’ esiguità nella preparazione e nella formazione delle persone autistiche e l’incapacità di prendersi carico dei loro bisogni, rendendo le pari opportunità un’incredibile utopia.
Eppure si tratta di individui che serbano un grande potenziale, che dovrebbero avere ottimali opportunità educative e di sviluppo professionale e che hanno il diritto di essere valorizzate come esseri umani detentori di capacità e valore al pari di tutti gli altri.

Debellare la discriminazione, assunta in maniera trasversale per ghettizzare queste persone e le loro famiglie soffocandole in un’ingiusta condizione di isolamento,  ma anche e soprattutto sensibilizzare i giovanissimi al pari  degli adulti sono i moniti indiscussi da seguire.  Come pilastri della società del domani e come attori in diretto contatto con la “diversità” nel suo precoce esordio i giovani devono capire, sin da subito, che ciò che è diverso non è necessariamente peggiore, che si può coesistere senza distruggersi a vicenda e che ciò che appare differente può serbare bellezza e incommensurabile forza.
Indire così concorsi, come #sfidAutismo, che li rendano sostenitori attivi dell’inclusione scolastica è un modo originale e proficuo per rendere effettiva questa ingente campagna di sensibilizzazione. Quale modo migliore se non quello di rivolgersi a singoli studenti, gruppi o classi delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e spronare alla creazione di spot o di opere fotografiche che rappresentino il mondo legato all’autismo.

Accanto a questa iniziativa eventi, letture, incontri, convegni e mostre hanno arricchito molte città italiane e non in questi giorni. Un coro di informazioni che funge da refrain per parlare di inclusione e accettazione in modo non banale. A ciò si aggiunge anche la campagna mondiale “Light it up blue”, ideata dalla più grande organizzazione mondiale di volontariato che finanzia gli studi sull’autismo: l’ Autism Speaks.
L’Empire State Building di New York, il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, la grande piramide di Giza in Egitto e l’Arco di Costantino a Roma sono solo alcuni dei monumenti immersi in questa ondata turchina che, nel medesimo istante, ha illuminato il mondo e le coscienze. Un colore simbolo che sprona alla solidarietà, alla fratellanza e alla sensibilità nei confronti di tale problematica e che, legando il globo in un enorme abbraccio “in tinta”, ci sprona a batterci per la felicità altrui.

Francesca Rotondo

 

 

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