fr. Enzo Bianchi, “Lettera agli Amici”

Enzo-BianchiCari amici, ospiti e voi che ci seguite da lontano,
questa lettera vi giunge all’inizio dell’Avvento, tempo che rinnova la nostra attesa e accelera la venuta del Signore Gesù Cristo nella gloria. Questo tempo sia per tutti noi un’occasione per riconfermare la nostra fede, rafforzare la nostra speranza e dilatare la nostra carità, in modo che il Signore ci trovi pronti quando ci incontrerà nell’abbraccio che ci apre alla grande comunione del Regno, alla vita eterna.

In questa lettera desidero parlarvi soprattutto di ciò che la comunità ha vissuto nei primi mesi dell’anno. Voi sapete che ogni comunità monastica nella chiesa fa un cammino su cui vigila l’autorità ecclesiastica com- petente, normalmente il vescovo ordinario del luogo per i cattolici, ma potete immaginare che a volte è necessario anche uno sguardo e un giudizio da parte di altri, monaci e monache sperimentati e autorevoli nella chiesa, affinché la comunità non viva mai un autocompiacimento, un ripiegarsi su di sé, una auto-referenzialità o, peggio ancora, una deriva narcisistica e settaria. La sapienza della tradizione monastica ha perciò escogitato e praticato la “visita canonica”, nella quale un abate e una badessa di altri monasteri visitano una comunità, ascoltano tutti i membri – da chi presiede all’ultimo novizio –, ispezionano i luoghi, visitano i laboratori, revisionano i conti economici. Insomma, una visita puntuale e precisa che sappia esprimere un giudizio sulla comunità e indicare carenze e bisogni.

Per questo, anche se Bose è una comunità nuova, non appartenente a un ordine o a una congregazione, come priore ho voluto un’analoga visita fraterna alla nostra comunità. Padre Michel Van Parys – già abate di Chevetogne (Belgio) e ora igumeno del monastero di Grottaferrata – e madre Anne-Emmanuelle Devêche, badessa trappista di Blauvac (Francia), che da anni conoscevamo attraverso visite e scambi, sono stati da me invitati a compiere una visita fraterna. Preliminarmente avevamo fatto esaminare la situazione economica della comunità da due professionisti revisori dei conti per valutarne la correttezza e l’adeguatezza. Poi, da gennaio a maggio i visitatori sono stati più giorni in comunità a Bose, hanno sostato anche nelle varie fraternità, hanno parlato e ascoltato anche più volte tutti i fratelli e le sorelle, hanno dialogato con le autorità della comunità (priore, vice-priore, sorella responsabile) e con gli organi statutari (discretorio e consiglio).

Alla fine hanno redatto e ci hanno lasciato una Charta visitationis da loro firmata che noi abbiamo anche inoltrato alle autorità competenti e ai vescovi delle varie diocesi in cui si trovano la comunità (Biella) e le sue fraternità di Ostuni (Brindisi-Ostuni), San Masseo (Assisi), Cellole (Volterra) e Civitella San Paolo (Civita Castellana). Sono e siamo molto grati ai visitatori per il servizio che hanno svolto senza fretta e con grande attenzione a ciascuno e alla comunità, e abbiamo accolto con gioia il loro accurato resoconto.

I visitatori ci hanno confermato nella vocazione, ci hanno “letto” con intelligenza e onesta trasparenza, mettendo in evidenza “la qualità evangelica della vita vissuta”, le responsabilità di ciascuno per i doni che il Signore ha fatto alla comunità, “doni spirituali e umani che il Signore della chiesa ha dato e continua a elargire alla comunità”, la gratitudine unanime verso chi ha iniziato questa forma di vita, la comunione tra fratelli e sorelle come dono da custodire, la qualità di laboratorio di comunione tra le chiese oggi separate…

Ci hanno chiesto di vigilare sull’uso della parola in comunità, di confermare la sinodalità come cammino per l’elaborazione del discerni- mento comunitario, di prevedere nel nuovo statuto un’adeguata modalità per ordinare il vincolo di comunione tra la comunità a Bose e le quattro fraternità oggi esistenti. Ci hanno anche dato consigli sul percorso di formazione durante il noviziato e il probandato e ci hanno esortato ad approfondire un discernimento vocazionale comunitario su chi deve essere ammesso ai voti monastici.

Questa visita è stata certamente una grazia e, per me che ho voluto questa vita comune, anche una gioia grande, poiché il cammino finora percorso è stato confermato come cammino evangelico, la vita comunitaria come cammino senza tentazioni di settarismo, autosufficienza, auto-referenzialità o autarchia spirituale, l’esercizio delle diverse autorità in comunità non autoritario ma trasparente e sinodale.

L’8 dicembre 2015 la comunità ricorderà assieme a tutta la chiesa un anniversario che non può essere dimenticato: la conclusione del concilio Vaticano II. Iniziavo in quel giorno la mia vita qui a Bose, dove nell’autunno del 1968 mi avrebbero raggiunto i primi due fratelli e una sorella. La comunità dovrà dunque cercare di vivere un soffio rinnovato nella vita spirituale, nella sequela del Signore, nella vita di comunione… Cari amici, pregate per noi affinché, fedeli e perseveranti nella vocazione e nell’alleanza sancita con Dio e tra di noi, diventiamo sempre più umili, anzi pregate che il Signore ci faccia conoscere umiliazioni se non lo diventiamo e che ci accompagni con grande misericordia nel nostro tentativo di vita cristiana e umana in mezzo all’umanità tutta che Dio ama e che ha salvato.

Come ho sempre detto, siamo solo dei poveri cristiani che tentano di vivere il Vangelo e, come diceva il grande Pacomio, “noi monaci siamo solo poveri laici” nella chiesa, nient’altro.

fr. Enzo Bianchi, priore di Bose

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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