Florence: Meryl Streep e il trionfo del mal canto

53154“Com’è facile dirigere le regine del cinema” parola di Stephen Frears, regista europeo dell’anno all’Hollywood Capri Festival per Florence della commedia brillante con Meryl Streep che sta facendo innamorare anche gli spettatori italiani, in sala dal 22 dicembre.

La trentesima candidatura ai Golden Globe è già arrivata per Meryl Streep che porta sul grande schermo la vera storia di Florence Foster Jenkins (1868-1944), ereditiera newyorchese, miliardaria con ambizioni di cantante, orribilmente stonata, che tutto il mondo (critici e musicisti) assecondava per interesse. Siamo nel 1944, ultimo anno di vita di Florence Jenkins e seguiamo la sua escalation sempre più pericolosa, dalle lezioni di canto ai concerti, fino all’impresa più temeraria: un concerto di beneficenza per le truppe americane alla Carnegie Hall. A organizzare tutto e proteggerla, il marito Saint Claire Bayfield (Hugh Grant), attore inglese spiantato che vive alle sue spalle ma che, a suo modo, la ama.

La commedia di Frears è un triangolo, ma di tipo artistico più che amoroso. È anzitutto un film d’attori, divertiti e divertenti. C’è Florence, invasata di bel canto e di manie di grandezza, c’è il marito-manager St. Clair che l’ama teneramente pur mantenendo una doppia vita e c’è il giovane maestro accompagnatore della divina, Cosmé McMoon (Simon Helberg). La cosa più riuscita del film è il gioco di sguardi e di battute tra i tre. Hugh Grant, perfetto nella parte, mantiene un contegno davanti al susseguirsi di catastrofi canore della moglie: alza le sopracciglia, gira lo sguardo di lato, strabuzza gli occhi e sorride ammiccante. Ma il film lo fa lei, la gigantesca Meryl Streep. Canta davvero lei, cimentandosi nell’arte della perfetta stonatura. Sembra di vederla la Streep che si rimbocca le maniche diventando la peggior cantante della storia, dovendo dimostrare l’assurdo: deve essere capace di cantare e recitare male.

Il biopic di Florence Foster Jenkins, riccona stravagante e amante del canto, è curioso che al cinema non fosse mai stato raccontato. Le sue incisioni sono diventate nei decenni, dagli anni quaranta a oggi, oggetto di culto trash: nessuna cantante ha mai osato stuprare Mozart, Delibes e Strauss. Florence Foster Jenkins, talmente stordita dal denaro da credere di essere un eccezionale soprano leggero. Si discute ancora se lei se ne rendesse conto o no. Il film tiene giustamente i piedi in due staffe. Florence del proprio amore non ricambiato per l’arte ne fa una missione. Sì perché la brutta arte, sembra dirci Florence, anche la pessima arte, può avere il suo valore.

Ilaria Sinopoli

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