Famiglia all’improvviso: istruzioni non incluse

Martedì 13 giugno ha avuto luogo l’ultimo appuntamento previsto di quelli stabiliti per il cineforum al cinema barese “Esedra”: il film proiettato è stato “Famiglia all’improvviso: istruzioni non incluse”. Uscito per la prima volta il 7 dicembre 2016 in Francia e diretto da Hugo Gélin. è un remake messicano del film “Instructions Not Included” di Eugenio Derbez.

Il protagonista è Samuel (Omar Sy), un giovane uomo che vive in un paese del Sud della Francia, facendo del divertimento la sua unica ragione di vita. La sua quotidianità procede così del tutto priva di qualsivoglia tipo di vincolo e regole: anche la sua scelta di lavorare presso un villaggio vacanze sembra essere volta solo ed esclusivamente ad infrangere norme, come se egli avesse deciso di lavorare solo per il gusto di fare il contrario di quanto stabilito dal contratto.

Vittima di un gusto per la trasgressione tanto fine a se stesso quanto reiterato, Samuel un giorno si trova improvvisamente catapultato nel mondo degli adulti, come se qualcun altro avesse vissuto al suo posto la sua vita fino a quel momento e ora avesse di colpo lasciato a lui il timone della nave.

Una sua vecchia fiamma, infatti, gli porta una neonata in fasce chiedendogli di prendersene cura in quanto ne è il padre: Samuel è talmente sconvolto che non riesce a bloccare la madre della piccola e si ritrova in una situazione che neanche la più fervida delle fantasie potrebbe immaginare. Fa il possibile per ricontattare la mamma della bimba recandosi addirittura a Londra ove questa vive, ma ogni tentativo sembra essere circolare, cioè vano e destinato a ritorcersi contro di lui.

Costretto ad organizzarsi posticciamente dopo esser stato licenziato, Samuel comincia a fare lo stuntman, unico lavoro che gli permette in effetti di guadagnare abbastanza e di legittimare la sua trasgressione e la sua voglia di correre rischi rendendole un dovere. La sua incapacità di parlare inglese sembra essere la fisicizzazione del suo disagio all’adattarsi alle convenzioni sociali di qualsivoglia tipo: il suo non essere in grado di apprendere una micro convenzione come può essere quella linguistica fa riecheggiare in sé la sua più ampia e generale incapacità a sottostare alle convenzioni sociali di qualsivoglia tipo.

Trascorrono otto anni che sembrano essere fotografati come un unico indivisibile attimo di madornale fatica data dall’ aver intrapreso un nuovo lavoro, cresciuto una figlia e messo su una casa che fa invidia ad un parco giochi perché in essa ogni minima attività diventa per la bambina una fonte di massimo divertimento.

Affiancato da un amico che vive con lui nella casa parco giochi, Samuel è stato capace di improvvisarsi padre riuscendo ad entrare in scena e a cavarsela straordinariamente, sebbene non avesse neanche uno straccio di canovaccio.

La bambina cresce felice e vive nel mito di una mamma mai conosciuta perché sempre in missione in vari luoghi del mondo come agente segreto: questa menzogna, con tanta fatica da Samuel costruita e mantenuta per tutti quegli anni, vacilla nel momento in cui la madre si fa effettivamente viva chiedendogli, dopo ben otto anni, di conoscere sua figlia.

Nonostante l’apparente patetismo della trama, questa pellicola non scade né nella mera rappresentazione della sindrome di Peter Pan tipica quando ci si affaccia all’età adulta né nella assurda ipostatizzazione di un uomo che, in modo del tutto inaspettato, dall’essere un Peter Pan diviene un padre modello, ma si fonda sull’autenticità di un rapporto vivo tra un padre ed una figlia, su un amore talmente tanto forte da spingere Samuel a negare alla bambina la realtà dei fatti e a fare i salti mortali pur di proteggerla da una malattia che avanza e da una madre che avanza pretese su di lei dopo anni.

 

Silvia Di Conno

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