E’ Stato la Mafia

«Ogni paese conosce la propria storia e ne fa un patrimonio comune di memoria collettiva, ben sapendo che chi ignora il proprio passato non può avere né un presente né un futuro»

E-Stato-la-mafia_piattoE’ Stato la Mafia. Titolo emblematico e incisivo di un libro modernissimo, che invita alla riflessione dopo una sardonica risata. O, forse, sarebbe più appropriato parlare di sorriso amaro. A suscitarlo, tramite un sapiente gioco di parole, è Marco Travaglio, vicedirettore de “Il Fatto Quotidiano”, collaboratore del settimanale “Espresso”, giornalista, scrittore e critico. Una clamorosa testimonianza firmata “Chiarelettere”, la casa editrice nata nel maggio del 2007  con l’intento di creare uno spazio di informazione e di approfondimento libero, distante dall’influenza dei partiti e dai gruppi economici e religiosi. Domina ancora una volta la scena culturale italiana un argomento trito e ritrito, che tuttavia non ha perso il proprio carattere di attualità: la trattativa, per citare un termine caro all’autore, tra Stato e Mafia. Quest’opera, che ha l’intento di «strappare qualche adepto al PTT, Partito Trasversale della Trattativa», è stata pubblicata nel 2014 dopo il clamoroso successo del recital omonimo, che aveva visto Travaglio protagonista indiscusso in molti teatri italiani.
Riflette Travaglio : «perché avvelenarci il fegato con queste storie vecchie di oltre vent’anni, con tutti i problemi che abbiamo oggi? La risposta è semplice e agghiacciante: sono storie attuali.» Vicende, dunque, ben lontane dall’essere semplice «archeologia», che non possono cadere in prescrizione perché questo costituirebbe un atto di omertà senza eguali.
L’incipit del libro è dichiaratamente provocatorio: «da ventidue anni uomini delle istituzioni, della politica, delle forze dell’ordine, dei servizi e degli apparati di sicurezza custodiscono gelosamente i segreti di trattative immonde, condotte coi boss mafiosi(…) E sui quei segreti hanno costruito carriere inossidabili, che durano tutt’oggi.»  Queste parole sembrano voler spronare il lettore ad accogliere un’amara verità: se non esiste Mafia senza Stato è oltremodo vero che non esiste Stato senza Mafia. Da una parte quest’ultima continua a trarre dalla legalità, declinata nelle sue variegate componenti istituzionali, il nutrimento necessario per dare origine a progetti di corruzione sempre più estesi e terrificanti.  Riciclaggio di denaro sporco, evasione fiscale, economia “nera”, omicidi: tutto parte dalla sapiente idea di un boss di quartiere che dispensa ordini a pochi fedeli adepti, mentre il la Macchina Mafiosa si mette in moto, irradiandosi in ogni dove come una peste nera. Poco importa se si chiami Sacra Corona Unita, ‘Ndrangheta, Camorra o Cosa Nostra. Nomi diversi, impressi a fuoco nella coscienza, ma esiti sempre identici. Proprio a Palermo in questi giorni si sono svolte le votazioni per eleggere i vertici della cosca e consacrare al potere il nuovo padrino Giuseppe Greco.
Lo Stato, d’altra parte, non è esente da colpe: l’”humus malavitoso” costituisce da sempre il substrato su cui si reggono le carriere di tanti politici “illustri”  del presente, burattini di poteri occulti ben più grandi e ben più forti.
La forza di questo libro risiede nel suo essere atrocemente veritiero. L’autore non ha cercato di indorare la pillola, di alleggerire il peso di un argomento a tratti drammatico, ma ha creato una narrazione in cui i fatti sono descritti cosi come sono avvenuti, in maniera oggettiva e senza l’ombra di paternalismo o sentimentalismo.  Si assiste così alla cronistoria di due decenni, quelli che vanno dagli anni di sangue del cosiddetto “stragismo”, nei primi anni ’90, fino ai nostri giorni. La presenza di stralci di verbali, intercettazioni e interviste, il modo tassonomico con cui date e nomi di capi mafiosi, rinomati pentiti e politici corrotti sono riportati nero su bianco e senza alcun timore rafforzano il racconto e creano una filigrana da leggersi con naturalezza ma non a cuor leggero. Il prodotto è una sorta  di “pamphlet politico” tutt’altro che innocuo, un affresco dettagliato e  puntuale della negoziazione che da sempre ha affratellato questi due giganti e che ha segnato, forse irreparabilmente, la storia del nostro Paese.
Comprendere cosa sia successo dietro le quinte di questi anni intrisi di segreti presuppone un lettore onesto e forte, che sia in grado di confrontarsi con la “verità-vera”, per nulla mercificata, manipolata o abbellita a causa della disinformazione. Un lettore che, a dispetto del senso di vuoto che nasce leggendo molte delle barbarie commesse, sappia cogliere il senso di speranza celato tra le righe.
Per sconfiggere le Mafie e non contenerle entro semplici «limiti  fisiologici» è necessario, forse,  far uscire di scena ognuno dei protagonisti di questa alleanza. E se pure è vero il detto di Giuliano Ferrara secondo cui «chi non è ricattabile non può fare politica», si deve credere che qualcosa di migliore possa esserci. E’ questo l’atto di fede di cui è portavoce l’autore stesso.

Francesca Rotondo

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