Donne straniere nella genealogia di Gesù

L’albero genealogico di Gesù, nel primo capitolo del vangelo di Matteo, in apparenza elenca una serie di antenati illustri, come Abramo, Isacco, David, Salomone, interrotto quattro volte dalla menzione di antenati per niente ragguardevoli, anzi proprio di cattiva reputazione: sono le donne Tamar, Raab, Rut e Betsabea, straniere, moralmente reprensibili, o entrambe le cose.

Tamar si traveste da prostituta per unirsi al suocero Giuda: morti infatti il primo e il secondo marito, figli di Giuda, e vedendo che quest’ultimo non aveva intenzione di darla in sposa al terzo figlio Sela, come avrebbe previsto la legge del levirato, la donna si finge una prostituta e concepisce così, con l’astuzia, due gemelli da Giuda. Anche se il testo biblico non lo dice espressamente, Tamar era quasi certamente cananea, secondo la testimonianza di Filone di Alessandria: dunque una straniera per Israele. La sua ostinazione, tuttavia, il suo non darsi per vinta di fronte a una situazione sfavorevole, permette la continuità della discendenza di Giuda, il quale, seconda la Scrittura, alla fine riconosce: “Lei è più giusta di me; infatti, io non l’ho data a mio figlio Sela” (Gen 38,26).

Raab è una prostituta della città di Gerico, che nasconde due uomini di Israele, arrivati per esplorare il territorio e conquistarlo, prima tappa dell’avanzata verso la Terrapromessa. La donna fa nascondere gli israeliti sulla terrazza di casa sua, mente agli emissari del re di Gerico, che sono venuti a cercarli, infine li aiuta a fuggire. Raab riconosce che “il Signore, vostro Dio, è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra” (Gs 2,11). Per la sua fede, dunque, nel giorno della conquista sarà risparmiata la vita a lei e alla sua famiglia.

Della commovente vicenda Rut la moabita, abbiamo già raccontato.

Betsabea è la moglie di Uria l’Ittita, uno degli ufficiali del re David. David se ne innamora al punto da commettere adulterio con lei e far uccidere il marito durante l’assedio di Rabba. Straniera e vittima di abuso, madre di Salomone, ha un ruolo chiave nella crisi della successione, poiché fa designare Salomone a scapito di Adonia, figlio che David aveva avuto da un’altra donna (cf. 1Re 11,40).

Cosa ci suggerisce l’allusione, nell’albero genealogico di Gesù, a vicende così apparentemente scandalose e fuori dalle righe? Come minimo, potremmo concludere che lo scandalo umano non depone a sfavore del fatto che la mano di Dio è all’opera. L’interruzione dell’ordinata successione patriarcale nella famiglia di David e di Abramo fa parte, paradossalmente, della continuità dell’opera di Dio. Continuità, e non frattura, resa possibile dalla determinazione e dalla speranza di giovani donne la cui voce non era spesso sufficiente a ottenere in modo diretto ciò che per legge spettava loro, ciò che percepivano essere giusto, ciò che desideravano non solo per loro stesse, ma anche per il bene di un intero popolo.

I fratelli e le sorelle di Bose

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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