DIABATE DI TIPO 2: UN ECCESSIVO TRATTAMENTO AUMENTA IL RISCHIO DI IPOGLICEMIA GRAVE

Typ 2 Diabetes

“Allarme ipoglicemia” lo chiama uno studio della Mayo Clinic: i soggetti diabetici sottoposti a terapie troppo energiche sono esposte ad elevati rischi, in quanto un anziano su 3 è a rischio di una grave crisi ipoglicemica con una terapia troppo energica.

Gli Stati Uniti sono la patria del “more is better” ma non sempre tale filosofia è applicabile in tutti i casi: anche fare troppi controlli, o focalizzarsi sui livelli di emoglobina glicata o mirare a target troppo bassi, raggiungibili con terapie molto aggressive, possono creare problemi seri ai pazienti più anziani e più fragili.

Rozalina McCoy, endocrinologa della Mayo Clinic e autrice dello studio, ha affermato che soprattutto tra pazienti più anziani e con patologie croniche gravi, il trattamento intensivo arriva quasi a raddoppiare il rischio di gravi episodi di ipoglicemia, tali da richiedere anche il ricovero. Tra l’altro, l’ipoglicemia è strettamente associata a una serie di complicanze cardiovascolari, demenza e aumento della mortalità. Per queste molte società scientifiche raccomandano di modulare gli obbiettivi di emoglobina glicata in base all’età del paziente, alta presenza di comorbilità e rischio di ipoglicemia.

Obiettivo dello studio era valutare in che misura il trattamento intensivo potesse essere causa di ipoglicemia e analizzare la risposta all’ipoglicemia nei pazienti giovani e in buona salute, per comprendere se questa categoria potesse tollerare un trattamento intensivo meglio dei pazienti anziani. L’analisi dei dati ha evidenziato che i soggetti “complessi” avevano un tasso di ipoglicemie quasi doppio rispetto ai soggetti “non complessi” e che il trattamento intensivo aumentava questo rischio del 77% in 2 anni, senza contare episodi gestiti dal paziente.

“Questo – afferma la McCoy – ci indica come noi medici dobbiamo avere ben chiaro quali esami e quali farmaci sono necessari, e quali no, sia per evitare gravi complicanze ai pazienti sia per limitare l’aggravio economico che questi effetti indesiderati comportano sui servizi sanitari. A volte fare “meno” è la cosa migliore per i nostri pazienti”.

 

Francesca Morga

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