De Nittis: “Sono un napoletano e, per convenienza, vivo esiliato a Parigi”

De Nittis roll up di Lamacchia
De Nittis roll up di Lamacchia

Torno a intervistare Lamacchia sul carattere del De Nittis. Aveva precisato, la volta scorsa, che si sarebbe districato tra i testi di critici mossi a volte da motivi personali, quindi mi aspetto che in questa disamina verrà fuori il ritratto più verosimile di cui possiamo fruire.
– La descrizione più antica, quella del De Nittis giovane, proviene dalle pagine di ricordi dello scultore e pittore macchiaiolo Adriano Cecioni. Lo definì brutto e sempre elegantemente vestito. Lo aveva sempre sentito parlare sottovoce con il suo amico Federico Rossano, pittore, ma quando per la prima volta si rivolse a lui notò che apriva molto la bocca per la fatica che faceva a parlare in italiano (certo è l’impressione che riceveva un toscano sentendo parlare in italiano un pugliese). Se si studia il testo, che mostra spunti interessanti per ricostruire il percorso artistico del nostro, si trovano varie altre espressioni che rivelano l’astio del Cecioni, un uomo non facile, per l’epilogo infelice della loro amicizia. Un giornalista toscano che aveva incontrato De Nittis qualche mese prima dellla scomparsa, riferiva, nel necrologico, che preferiva parlare piuttosto in francese che in italiano. Dalle sue stesse memorie si sa che preferiva il barlettano o il napoletano.
Diego Martelli, il critico toscano, lo conobbe invece qualche anno dopo il Cecioni, e lo ricordava come un giovane barbuto (non aveva ancora vent’anni) ed esuberante, che ‘non dubitava di nulla’.
Il critico Vittorio Pica, attraverso i ricordi dei pittori che lo avevano conosciuto negli anni giovanili a Napoli, traccia il ritratto di un ragazzo molto critico verso i maestri, sia accademici che antiaccademici.
Degli anni di soggiorno a Parigi, si rintracciano varie descrizioni rilasciate dai critici francesi nelle più svariate occasioni e sono di tutt’altro tenore. Ai francesi appare elegante, fine nelle battute, puntuale – scrive uno di loro – come un legato del Papa, facile all’entusiasmo come un bambino quando parlava di arte o guidava un visitatore nel suo atelier, tra quadri, studi e cavalletti. Il critico Jules Claretie ricordava ancora, tanti anni dopo, il suo compiacimento mentre provava i pastelli in un negozio di Belle Arti di Parigi, dove comprò la prima scatola francese.
Era cordiale e pieno di brio con gli amici. Era molto generoso, specie con chi era nel bisogno, ed ospitale al punto che al tempo in cui faceva costruire il suo Hotel, in rue Viete. Goncourt, preoccupato, scriveva a Madame. ‘più in là farà costruire un piccolo falansterio per non levarsi più …i terzi troppo seccanti’.’
Teneva molto a fare in modo che gli italiani si affermassero a Parigi, fino a soffrirne se declinavano il suo invito. E aveva contribuito all’ascesa anche di vari artisti stranieri. Ma non sopportava che i giornalisti lo presentassero come ‘parigino’, se la prendeva molto a nale e diceva che allora non sapevano che scrivere. Ho trovato persino in un giornale italiano il suo sfogo riportato dal giornalista: ‘Sono un napoletano e, per convenienza, vivo esiliato a Parigi’. E’ una frase che dovrebbe far molto riflettere chi ancora oggi lo presenta nel modo inappropriato,… a centotrent’anni dalla morte.
Poi Lamacchia mi mostra le pagine del ritratto psicologico, ricco di chiaroscuri, che aveva tracciato anni addietro in ‘Il Dossier De Nittis’, edito da Stilo e mi racconta aneddoti. battute dell’Artista. e sembra alla fine che stia parlando di una persona vivente.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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