De Nittis: La vera fisionomia di sua moglie

Quarta parte

Riprendo le osservazioni di Giovanni Lamacchia  sulla fisionomia di M.me De Nittis , dato che vari studiosi sono caduti in un comprensibile equivoco,  basandosi su un solo ritratto fotografico disponibile in posa frontale. In più delinea un breve profilo della donna.

Prima di parlare di Madame lasciami dire che ognuno ora può rendersi conto che non può essere lei la donna ritratta nella foto che ha trovato posto nella Pinacoteca De Nittis, e non può essere la piccola Josephine, morta dopo un mese di vita, la bambina in grembo.

– Che donna era Madame De Nittis?

Era una donna di piccola statura, tanto che le alte cugine del De Nittis la presero in grembo dicendo ‘la nennella!’. E anche se la sua figura non corrispondeva ai canoni della francesina col nasino all’insù aveva molto fascino. Lo sapevano molto bene Manet, che le aveva dichiarato il suo amore, e Dumas figlio che le aveva fatto proposta di matrimonio. Desboutin ha lasciato una descrizione molto della finezza dei suoi modi e della capacità di mettere a proprio agio gli amici.  Ci sono pagine del Journal del Goncourt che la descrivono molto bene ‘con un che di fine, di furbo nello sguardo’  e in qualche occasione esibisce ‘un modo di parlare che hanno i sofferenti’, ma lei in realtà soffriva di qualche linea di febbre che l’accompagnava dal periodo in cui aveva posato in canotto per alcune tele dell’artista. Ma sempre il Goncourt rimase stupito di vedere con quale forza riusciva a trascinare per casa le casse portate nella villa di Saint-Germain. Aveva capacità sartoriale  che certamente aveva facilitato il lavoro del De Nittis che ne aveva fatto la sua modella, ed era gelosa delle donne che mostravano qualche attenzione a lui. Diceva di non capire molto di pittura, ma forse si riferiva alle dispute tra scuole di pittura, ma non ne sarei troppo convinto se lui non volle mostrarle le opere con cui aveva esposto per la prima volta al Salon.  Il Caponi scriveva che l’ospitalità offerta a scrittori e nobiltà, aveva allontanato a poco a poco gli amici artisti avvezzi a incontri improntati alla spontaneità. Ma bisogna dire che proprio lui ci fa sapere che era stato il suo fine intuito per l’affare a farle acquistare, con una piccola eredità, il terreno in cui l’Artista aveva in animo di innalzare uno dei più grandi hotel di Parigi in cui organizzò molto bene il suo atelier (che ho descritto con cura in Dossier De Nittis). Questa povera signora ha vissuto più anni da vedova che da maritata, eppure alcuni degli italiani che le avevano fatto visita scrissero che l’atelier del nostro appariva perfettamente conservato. Con i proventi della sua attività di scrittrice e le rare cessioni delle opere dell’Artista riuscì a vivere dignitosamente insieme al figlio che divenne un noto medico. Rimasta sola lasciò con testamento le opere che era riuscita a tenere con se alla Città di Barletta.

Insomma, non era irrilevante la presenza di questa donna nella vita del De Nittis e anche dopo la sua scomparsa.

Spero di essere riuscito con poche parole a delineare la personalità di Madame

– E io ti ringrazio a nome dei lettori

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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