De Nittis, il falso de “La strada da Napoli a Brindisi”. Nuove osservazioni

De Nittis, La strada
De Nittis, La strada

Riprendiamo a parlare del falso della Strada da Napoli a Brindisi, perchè il tema si fa più complesso e occorre che Lamacchia possa chiarire alcuni punti.
– Da dove riprendiamo il discorso?
– Ti avevo detto che ci sono molte altre cose di cui potrei parlare.
Al tempo delle mie prime ricerche, non facevo differenza tra le due versioni della Strada, che vedevo qua e làsolo in stampe di pochi centimentri in bianco e nero, in diversi vecchi cataloghi, e che sapevo passate al vaglio dal Piceni, che per mezzo secolo si era occupato del De Nittis.
Poi ho cominciato a pormi molte domande e, col tempo, man mano che la documentazione che riuscivo a recuperare si arricchiva, provavo a dare qualche risposta.
Tra i cataloghi di questi ultimi anni, c’è persino chi ha scritto che il titolo vero di questo quadro sarebbe appunto Strada da Napoli a Brindisi e che gli altri titoli comparsi sarebbero errati.
Come si fa a scrivere questo!? Vuol dire che non ci si è messi sulle tracce del quadro. Lo si colloca tra il 1871 e il 1872. In realtà De Nittis lo dipinse nel suo soggiorno barlettano, compreso tra la fine del 1870 e gli inizi del 1871 e lo espose a Napoli già nel maggio 1871, all’Accademia di Belle Arti, dove fu molto ammirato. Era destinato al Reitlinger, suo mercante. E fu solo nel 1872 che venne esposto al Salon, celebrato dai francesi, e acquistato dal mercante Goupil insieme ad altri quadri.
Sfugge, ai più, il pathos che in quel momento storico c’era intorno a quel quadro e a tutte quelle ricerche del vero e dal vero che De Nittis andava intrapendendo e proponendo.
– E come chiamava questa tavola il De Nittis?
In una lettera a Goupil, scriveva di ‘Una grande strada’. E anche il Cecioni, nei suoi ricordi la chiamava così. E per i napoletani era una Via maestra nelle Puglie. Poi certo bisognava trovare un titolo per i francesi, per il Salon, e nel catalogo venne presentata come la Strada da Napoli a Brindisi. Anche se, anni dopo, per Paul Mantz era la Strada di Brindisi. Ma potremmo continuare ancora a declinare tutti i titoli adottati.
– Detta così non mi pare che foose tanto difficile da capire.
– E certo, tutto pare più facile, comprensibile, dopo che ci hai lavorato sopra. Ma non finisce qui…
– Perchè, cos’altro c’è?
– C’è che il Piceni riteneva che il falso della Strada fosse l’originale esposto all’Esposizione Universale di Parigi del 1878, e che invece l’originale fosse una replica. Ti pare poco?
– Beh, non tanto poco.
– Ma non è finita! Dini e Marini, autori del catalogo del 1990, esprimono la loro perplessità sulla posizione del Piceni, ma senza fornire spiegazioni.
Peccato però che, come abbiamo visto, De Nittis non replicò la Strada e Goupil dovette comprarla da Reitlinger. Ma c’è una cosa ancora più grave,… che perlomeno dovrebbe imbarazzare, ed è che la Strada dell’Indianapolis Museum of Art e la Strada catalogata nel 1914 presentano… ‘varianti’
– E quindi?…
– Quindi la domanda nascce spontenea: quante repliche furono fatte, o in quanti ci hanno mangiato su questa Strada? Ma per facilitare i nostri lettori devo procurarti materiale iconografico e vedrai che potranno giocare sulle varianti come su una rivista di enigmistica.

– Ma come spieghi che la sua pittura ebbe meno fortuna in Italia?

Qui c’è un lato del carattere del De Nittis che restava insopportabile agli italiani: la franchezza della sua analisi di un’opera. Per esempio, dopo il primo soggiorno francese aveva osato dire, lui poco più che ventenne, davanti ad un quadro di Abbati che il gruppo dei macchiaioli ammirava, ‘è una ricerca stantia’. Se la legarono al dito. Persino dopo morto la ricordarono e la trascrissero.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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