De Nittis, Colazione in giardino, altri aspetti inediti. Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

De Nittis, Colazione in giardino
De Nittis, Colazione in giardino

Parlando di ‘Colazione in giardino’, le considerazioni di Lamacchia si uniscono ai ricordi del tempo in cui la studiava e la copiava nel Museo a Barletta, in un inverno rigido tra il 1989 e il 90. Ma poi la conversazione si stringe intorno ai nodi essenziali, quando domando:
– Di quanta considerazione godeva, fuori e anche in casa? Perché so che si presenta il lato affettivo, intimistico, di quest’opera.
– Madame De Nittis era molto legata a questa tela. Già pochi giorni dopo la morte del marito sapeva che non l’avrebbe mai ceduta, … ad alcun costo. Infatti consultando l’inventario notarile conservato a Parigi, negli Archives Nationales de France – che ho pubblicato in ‘Dossier de Nittis’ accuratamente tradotto da Mariagraziella Belloli – si può vedere che non la fece stimare dall’esperto e anziché il prezzo in franchi si trova la dicitura ‘memoire’, ricordo.
Ma il ritratto più fedele della donna è in un’altra tela che fa parte del lascito a Barletta, ‘In giardino, siesta’, in cui la si rivede su un’amaca mentre accarezza la testa del gatto bianco – lo stesso che saltava affettuosamente sul collo del marito durante la colazione – e conversa col figlio, Jacques, che tiene le spalle all’osservatore, seduto su una sedia di sparto. E anche per questa tela si trova nell’inventario la dicitura ‘memoire’
– Perché dici che in ‘Colazione in giardino’ il ritratto della moglie non è fedele?
– E’ una tela pensata per il Salon e doveva evitare ogni critica, Ti sembra che la donna dimostri quarant’anni? Ha spinto la direzione del profilo il più possibile, in modo che il naso risulti meno prominente, e ha giocato con riflessi e lumeggiature in modo da alleggerire i punti marcati della fisionomia.
Viene presentata come un’opera in cui l’artista si consegna alla scuola francese, ma mi pare che porti un modo di vedere, o forse dovrei dire di ‘sentire’, che è italiano
Mentre la copiavo al Museo mi accorsi che gli italiani erano molto attratti dagli oggetti sparsi sulla tavola. C’era sempre qualcuno che metteva le dita da qualche parte come per prenderli e il vecchio custode, il Lamberti, che se lo aspettava, non si stancava di sorvegliare e rimproverare tempestivamente. I francesi invece passavano davanti rapidamente e si soffermavano sempre su ‘Natura morta con fiori’,che pure avevo copiato.
Pensai che non poteva essere un caso, doveva esserci un modo di approccio, un modo appunto di sentire, come dicevo prima. E il De Nittis lo aveva certamente sperimentato prima di me, perciò col tempo la scelta dei quadri da inviare alle varie esposizioni si era fatta sempre più avveduta, oserei quasi dire selettiva..
Colazione in giardino è una tela complessa e credo che il nostro sia riandato sì alle tavole della tradizione francese, ma per giungere ad un modo personalissimo. Per mostrarlo però occorrerebbe prenderne in esame alcune, farne una lezione, più che un’intervista. E’ come se avesse pensato ‘ora gli servirò (ai francesi) una colazione che farà dimenticare ciò che hanno visto prima’. E credo che abbiano avvertito, sul tema della colazione, una variante nuova, la classe italiana.
– Sei d’accordo con l’idea di esporre la Colazione all’Expo?
– Questa domanda, per favore, fammela un’altra volta, perché se dovessi risponderti con l’entusiasmo da bambino che ho per l’opera del De Nittis, dovrei dire sì, e che anzi vorrei che fosse conosciuta da tutto il mondo. Ma bisogna prendere in considerazine anche altre cose…

Antonio Calisi

© Riproduzione Riservata
Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: