De Nittis: capolavori “in trasferta”. Intervista a Giovanni Lamacchia

De Nittis, Colazione in giardino
De Nittis, Colazione in giardino

Continuo ad approfittare della competenza del mio amico sull’opera del nostro grande artista conterraneo. Le mie annotazioni si erano fermate sul punto in cui, a proposito di ‘Colazione in giardino’, inviata all’Expo di Milano, gli chiedevo se fosse favorevole a questa modalità di esposizione dell’opera. Si era detto favorevole istintivamente, si potrebbe dire passionalmente, ma… mi disse di ripetergli la domanda in un’altra occasione. E l’occasione si ripresenta.
– Allora, adesso spiega. Cos’è che non ti convince del tutto?
– Nel novecento le esposizioni si organizzavano a Barletta. Quindi se qualche privato ambiva al momento di gloria del pezzo della sua collezione, cioè vederlo accanto alle opere donate dalla vedova, doveva inviarlo là.
– Ma,.. sei nostalgico? Oggi le opere viaggiano.
– Certo, ma il furto o il danneggiamento non verrebbe mai veramente ripagato da alcuna assicurazione. Per esempio, anni fa vennero rubate due opere del De Nittis e recuperate un paio d’anni dopo dai Carabinieri. Ricordo che ‘Un casale nei dintorni di Napoli’, del Museo di Capodimonte, era stato danneggiato irreparabilmente, perché gli avevano cambiato il cielo in modo da poterlo vendere come una variante della tela conservata a Napoli. Era un’opera giovanile, la prima venduta ad una istituzione…
– E questo la rende più importante?
– Guarda, proprio quel cielo era legato alla biografia del De Nittis, e non so se lo sa nessuno, infatti la notizia del deturpamento mi pare che venne accolta quietamente.
– Può essere che non conveniva ficcare il dito nella piaga?
– Secondo me la piaga non si era neppure formata. E certo a più d’uno non conveniva, diversamente se ne sarebbe fatto un gran chiasso.
Ma torniamo alle notizie storiche. Quando De Nittis dipingeva quel quadro discuteva con un altro pittore suo amico, Rossano, di questioni tecniche e diceva che per poter rendere l’effetto smaltato di un cielo terso, a suo avviso sarebbe stato più opportuno usare la spatola anziché il pennello. Altre circostanzei su quel periodo si ritrovano nelle memorie di un altro artista. Altri particolari, circa i lavori preparatori li potrei aggiungere io,… ma in uno studio.
– Perché pensi che nessuno conoscesse questi aspetti?
– Sono anni ormai che tutti si occupano del De Nittis – specie il mercato! E se provi ad aprire un catalogo vedi che è disseminato di contributi. Quanto tempo possono averci dedicato? Due mesi, sei?, dico tanto! Pensa che memoria elefantiaca dovrebbero avere e quale capacità di attenzione al particolare! Del resto prova a chiedere a qualcuno dei generosi contributi.
Io sono agevolato perchè conosco bene il mestiere (di pittore) e cominciai ad esaminare i materiali esistenti nel 1983.
– Tornando ai viaggi, anche oltreoceanici, delle opere… Come si potrebbe mai impedirlo, oggi?
– Forse in alcun modo. Ma non possiamo neppure dire ‘tutto bene madama la Marchesa!
Poi, credimi, ad avvantaggiarsi di tutto questo sono i galleristi. Ecco, io invito tutti a fare questo giochino – tanto internet è pieno di quadri del De Nittis esposti – si separino i quadri provenienti da Barletta dagli altri e ci si domandi; ‘a chi giova?’. A me pare evidente che giovi solo a chi vuole appoggiarsi ai capolavori conservati a Barletta.’
– Allora, pensi che questo stato di cose non cambierà?
– E’ che so bene da dove trae origine questo male. Gia una decina d’anni fa, lessi su un libro di Frank Furedi ‘Che fine hanno fatto gli intellettuali? le conclusioni alle quali ero già arrivato da tempo, e cioè – qui ti cito il testo quasi alla lettera ‘che i direttori dei musei e delle gallerie accettavano i tentativi delle amministrazioni di valutare le istituzioni culturali sulla base di un’agenda che ha poco in comune con lo sviluppo intellettuale o artistico.’.
Si tratta di politiche che vengono dall’America e dall’Inghilterra, ma in coda c’è l’Italia insieme ad altri paesi.
E’ un libretto in cui ritroviamo persino le terminologie entrate nel mondo della cultura e dell’istruzione pubblica. Guarda qui, citando Hannah Arendt, la dice lunga ‘ non è cultura di massa, ‘ma un entertainment di massa alimentato dagli oggetti della cultura del mondo’.’. E in questo contesto , ‘Colazione in giardino’ all’Expo,… vedo che entra appieno.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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