De Nittis all’Expo: Colazione in Giardino, un Capolavoro sconosciuto. Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

Colazione in giardino
Colazione in giardino

Nonostante voglia capire di più del mondo dei falsi, approfittando dell’esperienza di Lamacchia, non posso perdere l’occasione di raccogliere le sue considerazioni sulle opere rappresentative della produzione denittisiana destinate all’Expo di Milano, di cui si  parla tanto. La sua attenzione si sofferma subito su ‘Colazione in giardino’, di cui possiede una copia che ammiro da anni nel suo salotto e da lui stesso eseguita davanti all’originale tra l’89 e il 90 a Barlettta.

–  E’ un capolavoro sconosciuto.

–  Come, mi risulta che è una tela immancabile nelle esposizioni

–  Certo, come molte altre opere lasciate dalla vedova alla Città di Barletta. Ti immagini l’effetto che farebbero gli ‘eventi’ se non ci fossero!? – a parte qualche capolavoro appartenente a collezioni private. Ciò non toglie che molti dei pregi di questa tela non sono ben conosciuti, basta leggere i commenti, o dovremmo dire la fortuna critica, per farsene un’idea. Si potrebbe dire tanto e non saprei da dove cominciare.

–  Ti aiuto io. Dove è stata realizzata?

–  Nello stesso giardino della casa che prendeva in fitto e in cui si trasferiva d’estate e dove morì l’anno dopo, in pieno agosto, a Saint-Germain-en-Laye, in rue de Nantes 53. Lavorava in giardino e si era costruito una garitta di tela bianca. Questo accorgimento gli doveva servire per osservare i riflessi, ma non possiamo pensare che tutta l’opera sia stata risolta in poche ore e in poche pose. Il lavoro è stato meditato a lungo e costruito nel tempo e credo si sia servito anche  della fotografia.

–   Un lavoro in plein air supportato dalla fotografia? Spiegami bene questa cosa.

–  Basta guardare la prospettiva del tavolo e come si allarga la figura della donna verso il bordo della tela. Certe deformazioni prospettiche sono tipiche della fotografia. Chissà, può darsi che da qualche parte, forse in Francia, esista la foto a cui si è ispirato l’artista. Di certo il taglio fotografico della scena gli è piaciuto molto: la posa della moglie del figlio intorno a una tavola senza gambe che plana nel piano del prato, e le foglie che partono dal fianco destro e si dirigono verso l’alto incorniciando la scena del giardino. 

– Ma questa tela è impressionista, diciamo senza aggiungere niente, o supera le opere impressioniste, o soltanto imita la maniera impressionista? Te lo chiedo perché la fortuna critica ha posizioni contrastanti, mi pare…

–  E’ vero, la fortuna critica non ha reso un bel servizio al De Nittis, a volte lo ha accostato a Manet, ritagliandogli una posizione servile. Mi ricordo di una signora francese un po’ snob che girava nel Museo mentre eseguivo la copia e rivolgendosi al compagno, indicando la tela, diceva ‘Ah,Ah!  Manet’. Non era venuta a vedere De Nittis ma un imitatore.

Invece qui il De Nittis è pienamente autonomo, negli impasti di colore (molto diversi da quelli di Manet), nelle sue ricerche nei toni grigi, nei riflessi che sapeva cogliere e che dimostravano ai francesi che non aveva più bisogno né delle eruzioni del Vesuvio (tanto invidiate) né delle nevicate, ma poteva accedere nel suo stesso giardino ad un micro-mondo di riflessi nel controluce che gli era tanto caro.

E poi guarda, quel portafiori, ti sembra davvero del suo tempo?

–  Mi stai dicendo che quel portafiori se l’è inventato?

–  Infatti, non esistevano forme così libere allora. Dovevano passare ancora quarant’anni. Ho letto una lettera di un francese che scrivendo dei lavori del De Nittis asseriva che stava vent’anni avanti a tutti.

Ti mostrerò che forma racchiude il portafiori.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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