Dati aperti e condivisi per un futuro più Smart

Città più agili e servizi che migliorano la qualità della vita, grazie ad applicazioni basate sull’utilizzo di open data e di oggetti connessi in rete.

Nell’era in cui tutto è sempre connesso, in cui la quantità di dati e informazioni ci sovrasta, il mondo della ricerca prova a dare delle risposte concrete ai bisogni della società proprio a partire dall’analisi e dalla gestione dei tanti flussi informativi che riceviamo. La condizione è che questi dati siano condivisi quanto più possibile, affinché l’impegno sia collettivo e non vada disperso il patrimonio di informazioni e di competenze acquisite. L’innovazione e le buone pratiche nei comportamenti sono infatti contagiosi e quante più persone sono coinvolte tanto più queste possono diventare una realtà quotidiana.

I dati quindi possono davvero essere l’arma con la quale riusciremo a trovare delle soluzioni per migliorare i servizi della città, per ottimizzare le risorse, per raggiungere una sostenibilità energetico- ambientale e per aiutare in modo significativo le persone in difficoltà.

Sono questi alcuni degli obiettivi che si prefiggono i progetti che raccontiamo in queste pagine. All’Università di Firenze abbiamo incontrato il prof. Paolo Nesi, che nel suo laboratorio ha coinvolto un team di ricercatori impegnati sui Big Data per fornire strumenti utili a monitorare e prevedere quello che avviene in città. A beneficiarne sono non solo gli amministratori che possono prendere decisioni più consapevoli, ma anche i cittadini, che sul proprio smartphone ricevono notizie in tempo reale utili per vivere al meglio la città.

Attenti ai temi del risparmio energetico sono invece i ricercatori ENEA che hanno coinvolto gli studenti di un liceo di Bari nella creazione di un vero e proprio laboratorio in classe per studiare il comfort ambientale della scuola. Una sperimentazione che ha portato alla realizzazione di una smart school community che ha condiviso il sapere e i dati acquisiti attraverso una piattaforma online. Sfruttare la possibilità di trasferire dati attraverso la connessione di oggetti di uso quotidiano, come gli smartphone, è stata l’intuizione del Laboratorio di Integrazione Tecnologie Biomediche dell’IRCCS Don Gnocchi di Milano, che come ci racconta il suo responsabile, Paolo Meriggi, mira a dare un aiuto concreto a bambini con disabilità attraverso il monitoraggio continuo dell’utilizzo delle carrozzine elettroniche. Dati preziosi che, una volta analizzati, aiuteranno medici, terapisti e pazienti ad adattare in maniera ottimale l’impiego di ausili così importanti. Il filo conduttore di questi progetti è la connettività, la possibilità di trasmettere dati attraverso la rete.

L’uso creativo della rete che si applica a temi e discipline diverse, che solo apparentemente sembrano slegate fra loro, è stato il tema centrale della Conferenza GARR 2016 che si è recentemente svolta a Firenze e durante la quale tutti questi progetti sono stati presentati.

M.Mieli, C.Volpe – caffè scientifico

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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