Di cosa parla “Io prima di te”, il romanzo di Jojo Moyes

«Sono consapevole che conoscermi ti ha causato sofferenza e dolore e mi auguro che un giorno capirai non solo che non avrei potuto fare altrimenti, ma anche che questo ti aiuterà a vivere una vita davvero bella, migliore di quella che avresti vissuto se non mi avessi incontrato»
Will

3794538_245549[1]Un romanzo avvincete, commovente, che tiene il fiato sospeso per tutta la durata della lettura.
Un romanzo attuale, incredibilmente attuale, che parla di Amore nel modo meno banale possibile.

Quando si inizia a leggere Io prima di te, bestseller di Jojo Moyes edito da Mondadori nel 2014, non si ha la totale consapevolezza di dover affrontare un libro decisamente intenso e complesso per l’argomento che tratta. Guardando la copertina si ha quasi l’impressione di avere davanti un “romanzucolo” a tinte rosa, imbellettato dalle solite frasi strappalacrime.
Ma non è così.
Si tratta di un romanzo che dichiara il proprio volere sin dalle prime pagine: parlare d’ amore, si certo, ma anche e soprattutto di rischi da correre, di coraggio, di resa, di messa in discussione.
La scrittrice, assecondando i punti di vista spesso divergenti dei personaggi al centro di questa storia, riesce a trattare l’argomento dell’eutanasia con dolcezza e delicatezza, in modo che si rifletta e comprenda davvero, senza l’ombra di moralismo o perbenismo. Non vi è sentore di condanna nella parole scritte nero su bianco: solo un delicato canto che affronta senza paura argomenti spesso solo sussurrati. Temi che non vorremmo mai appartenessero al nostro piccolo mondo, mostrati nella loro cruda realtà.
Quattrocento pagine circa che si pongono, a dispetto dell’argomento e delle sofferenze dei protagonisti e dei lettori  partecipi della narrazione, come un meraviglioso quanto lucido inno alla vita e alla possibilità di scegliere consapevolmente il proprio destino.
Fin dalla prima pagina del romanzo si ha la netta percezione che non potrà che esserci un solo finale plausibile, eppure si prosegue la lettura con la speranza che qualcosa, qualunque cosa, impedisca il tragico epilogo.

Louisa Clark, protagonista del romanzo, sa tutto del proprio piccolo mondo, un’anonima cittadina dell’Inghilterra, ma nega ciò che c’è al di fuori. E’ una donna che per ventisei anni si è accontentata: di non proseguire gli studi, di lavorare come cameriera in un bar senza troppe pretese, di vivere in un bugigattolo a casa dei suoi, di sopportare l’invadenza dei genitori e la genialità della sorella, di non cercare l’Amore vero, quello che fa vibrare, preferendo la sicurezza di un rapporto che dura da anni, anche se stantio e logoro. Vi è, purtroppo, un nodo irrisolto, un avvenimento della sua giovinezza che le impedisce di spiccare il volo e la obbliga in un esistenza scialba quanto incolore.
Ma, d’improvviso, ecco che la vita irrompe.
Licenziata in tronco, è costretta ad accettare l’unico lavoro disponibile nel circondario: essere l’assistente di un ricco tetraplegico. Louisa non ha le competenze, non ha l’esperienza necessaria, non si è mai davvero occupata di un altro essere umano ma soprattutto ignora che il vero motivo per cui è stata assunta è aiutare Will a non lasciarsi morire e che per farlo ha solo sei mesi di tempo. In pratica la durata del suo contratto.
I ricchi Mr e Mrs Traynor l’assumono con la speranza che le sue bizzarrie, i suoi abiti variopinti, la sua loquacità, la sua energia e vitalità spingano Will a desistere dal suo intento. Lei è l’ultima carta da giocare.

William Traynor, ex giovane promessa della City di Londra, ex paracadutista spericolato, ex viaggiatore e amante non sopporta l’idea di essersi trasformato nella caricatura di se stesso, inchiodato com’è su una sedia senza alcuna facoltà di movimento, a soli trentacinque anni.  Continua a sopravvivere, paradossalmente, con la speranza di farla finita e  concede ai genitori sei mesi di tempo prima di compiere il grande passo. Intanto si lascia divorare l’anima dalla sua stessa condizione: è costantemente scontroso, incredibilmente cinico, volutamente rabbioso e inevitabilmente depresso.
Non sa che un’onda di freschezza, giovinezza, forza e instancabile tenacia sta per colpirlo in pieno.
Louisa irrompe prepotentemente nella sua vita dando inizio ad una sequela infinita di rocambolesche situazioni, uscite fallimentari, tentativi di svago e viaggi emozionanti. In un crescendo di pathos sempre più avvincente, la giovane assiste alla trasformazione del tanto odiato impiego in qualcosa di completamente diverso: Will diventa una missione, un progetto, una strada da seguire, un bisogno da ricercare, un modo per sentirsi finalmente realizzata nella vita.  Così il difficile e conflittuale rapporto tra i due si trasforma in complicità e, con il tempo, in Amore: nutrito dal puro e semplice contatto delle loro menti e dei loro cuori.

Io prima di te è la storia di un incontro. Quello di due persone che, incrociando i propri destini, cambiano inesorabilmente. Will mostra a Lou un mondo che non aveva mai avuto il coraggio di immaginare e  lei gli fa comprendere che è possibile godere della vita anche nelle sue condizioni, se si ha accanto la persona giusta. Ma questo non basta, alle volte
Nell’affannoso tentativo di opporsi alla Morte, Louisa recupera ciò che «aveva semplicemente sepolto, come fa la maggior parte della gente»: la joie de vivre. C’è nuova forza in lei, ritrovata audacia, speranza per il futuro. Quell’uomo “vincolato”, così diverso eppure così simile a lei, pur spezzandole il cuore le insegna che non è mai troppo tardi per «allargare i propri orizzonti» e, soprattutto, «sfidare la vita».

Francesca Rotondo

 

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