Concerto di Corte: Paolo Finoglio, il pittore di corte di Giangirolamo II Acquaviva D’Aragona tra musica, immagini e poesia

Castello Marchione, ConversanoMartedì 15 luglio alle ore 19,00 presso il Castello Marchione a Conversano, strada provinciale 101, km 6, 400, sarà celebrata una serata improntata al periodo in cui il pittore Paolo Finoglio era attivo alla corte di Giangirolamo II e di Isabella Filomarino.
Un nutrito gruppo di figuranti impersonerà i conti, la loro famiglia, il Finoglio e i religiosi dell’epoca, compresa la figlia badessa dei conti.
Nel corso della serata, presentata da Santa Fizzarotti Selvaggi, verranno proiettate le immagini delle opere conversanesi del Finoglio tratte da un filmato realizzato da Angela Campanella e Santa Fizzarotti Selvaggi; in particolare le immagini delle tele ispirate dai brani della Gerusalemme Liberata che verranno letti dall’attore conversanese Vito Lopriore e commentate musicalmente dall’Ensemble di madrigalisti “I collegia musica” e dalla chitarra classica del maestro Domenico Simone. La guida all’ascolto è affidata a Nicola Sbisà. La serata è stata realizzata anche grazie alla collaborazione di Grazia Andidero e degli attuali proprietari del Castello Marchione.

Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona (Conversano, 1600 – Barcellona, 14 maggio 1665) è stato un politico, militare, nobile e mecenate italiano. Era detto “Guercio delle Puglie”, a causa di un occhio strambo e fu il 20º conte di Conversano e il 7º duca di Nardò.
Figlio di Giulio I Acquaviva d’Aragona (1607-1626), conte di Conversano, e di Caterina Acquaviva d’Aragona, duchessa di Nardò, unificò le due linee di discendenza della famiglia. Succedette al padre nel 1626 e mantenne il suo ruolo di signore fino al 1665, anno della sua morte.
Giangirolamo era considerato dai sudditi un uomo malvagio, vendicativo e, per questo, assai temuto: religioso e praticante (devoto ai SS. Medici Cosma e Damiano), coraggioso e mecenate, contribuì, peraltro a migliorare la vita dei contadini. Anche oggi sopravvivono cupe leggende su di lui, non sorrette da valide documentazioni, però, pare – e non fu l’unico – che si avvalesse dello ius primae noctis, e, tuttora, i conversanesi si dicono tutti figli del conte. Ancora, si narra che, per esercitazione, sparasse dalla torre del castello alle povere donne che attingevano l’acqua dai pozzi; o facesse scuoiare i ribelli canonici di Nardò per tappezzare con le loro pelli le poltrone, che, nel casino di caccia di Marchione, potevano vedersi fino ai primi del Novecento. Il conte aveva la passione per i cavalli del suo pregiato allevamento (razza Conversano), avviato dall’avo Giulio Antonio I nel 1456.
Il 4 aprile 1622 sposò la contessa Isabella Filomarino dei principi della Rocca (1605-1679) dalla quale ebbe cinque figli: Giulio, Cosmo (conte di Conversano per soli dieci giorni, morto in un famoso duello), Caterina, Anna e Tommaso.
La residenza del conte era soprattutto il castello di Conversano, ma trascorreva alcuni periodi anche nel casino di caccia di Marchione e ad Alberobello nel palazzetto-taverna. Giangirolamo, invero, contribuì alla fondazione di quest’ultimo pittoresco e unico paese, attirando i contadini dei territori vicini a risiedervi, con promesse di privilegi. Questo, nonostante il divieto del re di Spagna, cui spettava un tributo per la nascita di un nuovo centro urbano. Per evitare il pesante onere, il “Guercio” fece costruire alcune casette a secco col materiale locale, non immaginando di avere “inventato” il trullo che, in caso di ispezioni, poteva essere subito demolito. Avendo dunque violato il regolamento regio (Prammatica Reale) ad Alberobello, lo spregiudicato conte, nel 1643, fu arrestato e trasferito a Napoli, indi a Madrid: fu scarcerato nel 1646.
Nel luglio-agosto 1647 il conte fu inviato dal re di Napoli a domare la rivolta di Nardò e Lecce a seguito della rivolta di Masaniello a Napoli del 7 luglio 1647. Dopo una trattativa di mediazione affidata al vescovo di Lecce, Pappacoda, dal 3 al 6 agosto 1647 invase le campagne di Nardò con 4000 armati e, oltre ad arrestare e processare i capi della rivolta, ne approfittò per eliminare alcuni avversari tra cui l’arciprete G. Filippo Nuccio e quattro abati che vennero archibugiati e decapitati il 20 agosto 1647.
Suo moglie, Isabella Filomarino, era una donna singolarmente imperiosa, di carattere determinato e crudele, non meno del marito che dimostrò apprezzabili capacità di governo, tenendo la reggenza della contea per l’intero periodo della detenzione dello sposo a Madrid (1647-1665), coadiuvata dal figlio Cosmo, e, dopo la morte di questi e del “Guercio”, in nome del nipote Giulio II (1665-1691), insieme alla nuora Maria di Capua.

Paolo Domenico Finoglio, (Orta di Atella o Napoli, intorno al 1590 – Conversano, 1645), è stato un pittore italiano. Si firmava Neapolitanus e probabilmente fece l’apprendistato a Napoli sotto il pittore tardo-manierista Ippolito Borghese. L’influenza di questi non fu però forte come quella del Caravaggio, da lui molto ammirato. Fuori della Campania spiccano le famose opere, di influenza caravaggesca, realizzate a Conversano presso la corte di Giangirolamo II d’Acquaviva: il famoso ciclo delle Scene della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Si tratta del ciclo più importante del Seicento italiano dedicato al famoso poema di Tasso, nel quale si mettono in primo piano i protagonisti della riconquista di Gerusalemme, i loro duell e i loro amori.
Sempre a Conversano, nella chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, cinque dei sei altari che arricchiscono le navate sono sormontati da tele di Paolo Finoglio. Altro esempio delle capacità artistiche del pittore è la ricca decorazione della volta: cornici aggettanti sormontate da puttini la dividono in 11 scomparti contenenti, ognuno, un affresco. Incastonati nei quattro angoli del soffitto, gli stemmi degli Acquaviva d’Aragona perpetuano il valore ed il nome del nobile committente.

La serata è dedicata al ricordo del Principe Fabio Tomacelli Filomarino Acquaviva d’Aragona, (1920-2003), ultimo erede della prestigiosa dinastia, mecenate come i suoi avi, uomo colto e sensibile, e di grandi doti umane, e all’avvocato Giovanni Ramunni che, ogni anno, prima della sua scomparsa nell’ottobre dell’anno scorso, ha voluto ricordare con commozione e affetto, ogni anno, il principe Fabio con un concerto nella splendida cornice del Castello Marchione.

Angela Campanella

© Riproduzione Riservata
Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: