“Il colore nascosto delle cose”, il nuovo film di Silvio Soldini

In conferenza stampa a Venezia Silvio Soldini aveva raccontato di avere imparato “come la vista spesso ci porti a giudicare, mentre per i non vedenti è naturale andare oltre ciò che appare in superficie” e “l’importanza dell’ascolto della persona, al di là dell’apparenza”. È questo il battito vitale che muove la sensibilità del suo nuovo film, Il colore nascosto delle cose, presentato fuori concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e dall’8 settembre nelle sale italiane.

 

Emma è una quarantenne osteopata, dalla voce roca e dagli occhi azzurri. È una guerriera dall’età di sedici anni e cioè da quando ha perso la vista e per guardare ha dovuto affidarsi all’immaginazione. Emma ama il rosso, è forte, autoironica e soprattuto autonoma. Nei sentimenti si lascia guidare dall’istinto, mentre fuori di casa si affida a un bastone da ripiegare e mettere in borsetta come fosse un ventaglio. Teo è preso completamente dal suo lavoro di creativo in un’agenzia pubblicitaria. Lui, emblema della superficialità sentimentale, è attratto e impaurito dal mondo buio di lei, che invece cerca una distrazione dopo la recente separazione dal marito.

Il regista si è addentrato in prima persona nel mondo della cecità, condividendo l’esperienza con i due attori protagonisti del film, Valeria Golino e Adriano Giannini. Perfetti, entrambi danno qualcosa di sé al ruolo che interpretano, sempre a fuoco e sempre generosi. Lei, donna autonoma e indipendente che ha imparato a fare i conti con la propria cecità. Lui, uomo sentimentalmente instabile che deve imparare a confrontarsi con la propria incapacità di impegnarsi. La sfida più difficile, non c’è dubbio, l’ha vinta la Valeria Golino, bellissima, assolutamente credibile, autentica e accogliente che fa sì che Emma appaia come un’amica o una sorella che ci invita a non dare nulla per scontato ma a vivere tutto a fondo. Il personaggio di Adriano Giannini invece ha un’evoluzione, e da uomo dei tablet sempre accesi e dei telefonini che squillano ininterrottamente, fa un salto nel buio, abbracciando la leggerezza e aprendosi al bisogno di accudire.

Silvio Soldini, i non vedenti li aveva già raccontati nel documentario Per altri occhi e che ha voluto fare un film sulla capacità di ascoltare e sul coraggio di fare il passo più lungo della gamba. La vista sì, può essere un limite ma allo stesso tempo un punto di osservazione particolare, inedito, dal quale guardare in faccia la cecità. Imparare a vedere, conoscere e vivere il mondo senza fare uso della vista non è per niente semplice, ma dimostra anche che ci si può riuscire, cercando quel colore nascosto delle cose che porta alla luce l’anima più vera di ciò e di chi ci circonda.

Il colore nascosto delle cose è un film intimo, umano, una meravigliosa riflessione sulla cecità affettiva, sentimentale e sensoriale. Silvio Soldini invita lo spettatore a cercare ciò che non è immediatamente visibile ai nostri occhi, ma che sarebbe immediatamente percepibile al nostro cuore, senza schemi precostituiti, senza false convinzioni, imposte da uno sguardo che la società ci impone, spesso condizionato e condizionante.

Ilaria Sinopoli

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