Cinque dischi per cinque cantanti, un vero “Attentato alla musica italiana”

Autore
WikiKiwi

In occasione dei dieci anni dalla formazione del gruppo musicale Lo stato sociale, i cinque cantanti della band hanno deciso di pubblicare cinque dischi, uno per ogni componente, per raccontare, con stili diversi, le loro personalità.

Un atto insolito per vari motivi: in primo luogo è raro che una band dia l’occasione ad ogni singolo membro di cimentarsi in brani singoli. Lo scopo di quest’iniziativa, secondo quanto dichiarato dallo stesso gruppo, è stato quello di «conoscerci meglio e far conoscere meglio la nostra realtà e la nostra natura caotica. Per imparare di più gli uni dagli altri e vedere cosa succede». Fino ad ora, infatti, Lo Stato Sociale è stato spesso associato solo alla figura di Lodo (Lodovico Guenzi), il cantante principale, invece con questi CD si vuole dare l’opportunità di far conoscere le varie sfaccettature del gruppo, non dimenticando il senso di unione profonda che li contraddistingue.

In secondo luogo, è particolare l’idea di lanciare cinque album nell’era di una progressiva scomparsa dell’ascolto di più brani di un singolo autore su disco, a favore di una fruizione di singoli brani su piattaforme come Spotify. Ma ancora una volta Lo Stato Sociale si contraddistingue per la sua carica rivoluzionaria e da venerdì 29 gennaio è uscito, uno per ogni settimana, un nuovo album di un componente.

“Bebo”, Alberto Guidetti, è stato il primo, con cinque tracce (“La senti questa forza?”, “Fantastico!” feat. I Botanici, “2020: Fuga dall’aperitivo”, “Prima che tu dica pronto”, “Sono libero” feat. Remo Anzovino) in cui affronta varie tematiche con spoken word taglienti e incisive, mettendo a nudo la nostra società e tutte le contraddizioni che la caratterizzano.

Il 5 febbraio sono uscite le tracce di “Checco”, Francesco Draicchio, dal tono sincero e profondo, elaborate in parte da solo durante l’isolamento forzato a casa (“Barca”, che allude ai cambiamenti e ai momenti di crescita, come il divenire padre, e “Luce”) e in parte a quattro mani: “Vivere” con Lodo, che parla della voglia di ritornare a prendere in mano la propria vita; “Perso” con Bebo e “Delorean” con Albi.

Il 12 febbraio è stata la volta di “Carota”, Enrico Roberto, che nei suoi brani (“Il giorno dopo”, “Colorado”, “Mare di cartone”, “Al sole dell’ultima spiaggia” e “DJ di Merda-Regaz Version”) analizza vari suoi lati caratteriali (infatti nell’esordio de “Il giorno dopo” canta “C’è troppa gente dentro di me”) e affronta temi come il senso di inadeguatezza, quello di appartenenza e le diverse evoluzioni dell’amore, da un amore fresco appena iniziato ad uno logorato e finito in “Mare di cartone”. Anche lui si è avvalso di importanti collaboratori come Willie Peyote e Mamakass.

Il 19 febbraio sono uscite le tracce di “Lodo”, Lodovico Guenzi, che affrontano temi cardine del primo lockdown come la noia (“Muoio di noia”), la speranza di un giorno migliore (“Anche oggi, domani andrà meglio), ma anche l’amore (“L’amore è una droga” e “Dimmi prima le cattive”) e il senso di smarrimento e di ricerca della propria identità (“L’unica cosa che non so fare”). Questi pezzi sono stati interpretati, come dichiara lo stesso Lodo, «con lo spirito punkettone con le borchie del me stesso quindicenne». Anche in questa occasione, numerosi sono stati gli artisti coinvolti (Margherita Vicario e Danti, CmqMartina, Galeffi e Simon Says!, Samuel Heron, Nicolò Carnesi e l’attore Ninni Bruschetta), in linea con il pensiero del cantante che non vede un percorso totalmente da solista.

E infine il 25 febbraio è stata la volta di “Albi”, Alberto Cazzola, che ha realizzato un disco “per tutti” che racconta il valore delle relazioni, relazioni con il sistema (“Sesso, droga e lavorare”), con se stessi (“Fucking Primavera” – in cui i buoni propositi sono stati distrutti, forse un’allusione della primavera non vissuta dello scorso anno), con l’altro in una relazione (“Belli così”) e con chi non c’è più (“Equazione”). L’ultimo brano, infatti è un addio ad un caro amico, Mario, scomparso prematuramente a causa della leucemia. In tutto le canzoni sembrerebbero quattro, a differenza degli altri compagni di gruppo che ne hanno pubblicate cinque, ma in realtà la quinta (“Combact pop”) è stata presentata alla settantunesima edizione del Festival di Sanremo, mercoledì 3 marzo. Infatti il pezzo, di un’incredibile energia, è stato cantato principalmente da Albi, ribaltando l’aspettativa di Lodo al centro del palco, che invece è rimasto nascosto per quasi tutto il tempo in uno scatolone e, solo verso la fine, è apparso sorprendendo tutti. A detta del gruppo, il senso di “Combat Pop” è quello di rappresentare la contraddizione che tutti noi viviamo nella tensione tra il mondo che vogliamo e l’imposizione di un modello immutabile che spesso viene passivamente accettato.

La pubblicazione di questi cinque CD si inserisce nel progetto di un quarto album, dal titolo “Attentato alla musica italiana”, che il gruppo ha definito sui social come «un attacco kamikaze e privo di logica commerciale, un tentativo volto a sovraccaricare il mercato musicale per farlo esplodere e poter tornare a godere con le canzoni».

Questo quarto disco, disponibile dal 3 marzo in streaming, dal 12 marzo in doppio CD e dal 19 marzo in triplo vinile, contiene anche tre colonne sonore (“Il paese dell’amore”, “Sentimento estero”, “La felicità non è una truffa”), un brano scritto durante la pandemia (“Autocertificanzone”) – che racchiude tutte le sensazioni vissute da milioni di italiani, dal disperato bisogno dell’Amuchina al sofferto coprifuoco – e una cover degli Skiantos (“Sono un ribelle mamma”).

Un progetto davvero rivoluzionario, nello stile de Lo Stato Sociale, che da sempre nei testi delle loro canzoni mette a nudo le falle della società italiana, le contraddizioni nelle relazioni, le ingiustizie verificatesi nel corso della storia, ma anche la spontaneità di sentimenti quali l’amore, l’amicizia, il bisogno di stare insieme e fare gruppo.

Nella speranza che questo “attacco” possa davvero dare uno scossone alla musica e alla cultura, per tornare ben presto a vivere appieno concerti e spettacoli.

Martina Ragone

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