Chi teme veramente la Scuola Pubblica?

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Perché tanto accanimento dei Governi degli ultimi anni nei confronti del mondo della Scuola Pubblica? E’ opinione diffusa che le riforme servono sostanzialmente più a contenere la spesa pubblica che effettivamente a modernizzare il sistema. Questo è in parte vero se ci si ferma a riflessioni troppo semplicistiche.

Illuminante è stata la lettura del libro di Noam Chomsky, “Sistemi di Potere”.

Negli ultimi anni, il mondo della scuola ha protestato contro le riforme sostenendo che esse contribuivano a ridurre i livelli d’istruzione e professionalizzazione, a tutto svantaggio della società e soprattutto del mondo del lavoro: giovani meno preparati, infatti, non riescono a soddisfare il fabbisogno delle aziende e quindi rallentano il progresso del Paese. Questo è vero, ma al mondo degli affari la mancanza di forza lavoro e, ancor di più, di un general intellect basso, non sembra poi interessare più di tanto.

Chomsky, infatti, evidenzia che la delocalizzazione delle attività produttive è un processo in atto ormai da trent’anni, non solo per i lavori manuali ma anche per quelli di concetto. All’estero poi il lavoro costa meno; ecco perché le aziende possono tranquillamente permettersi di ovviare ai livelli di bassa specializzazione della forza lavoro del nostro Paese.

Le élite economiche, piuttosto, sostengono l’indebolimento dell’istruzione pubblica in quanto tale. La motivazione è da ricercarsi nella volontà di privatizzarla. È noto che i privati, sostiene Chomsky, non amano l’istruzione pubblica perché luogo naturale in cui s’insegna e si pratica la solidarietà.

Il principio cardine del business è, infatti, “non curarsi degli altri che restano indietro” e pensare ai propri “affari”. Orbene, l’istruzione pubblica, così come la intendiamo noi, contribuisce a costruire una cultura della solidarietà che crea comunità attraverso il sostegno reciproco. Questo è un processo educativo che viene introdotto sin dai livelli più bassi della scuola italiana.

Chomsky accosta poi all’istruzione pubblica anche il sistema previdenziale. Egli dice: “Lo stesso vale per la previdenza sociale. È uno dei motivi per cui si tenta con tanta pervicacia di smantellarla, anche se non vi sono ragioni economiche che lo giustifichino, non rilevanti in ogni caso”.

Sia l’istruzione pubblica, sia il sistema pensionistico, rappresentano due pilastri di un’idea di Stato parecchio insidiosa per le élite economiche: siamo parte di un tutto e insieme possiamo e dobbiamo lavorare per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini. L’unione fa la forza e quindi insieme ci si salva. Da soli si è deboli e si muore.

L’obiettivo della business class è invece la massimizzazione del profitto attraverso un’economia basata sul consumo sfrenato e sullo sfruttamento delle risorse. L’idea di alta velocità del resto, a tutti i livelli, è proprio figlia di un principio basato su un’idea di economia di stampo liberista che mette il denaro stesso al centro del sistema economico e non l’uomo con i suoi bisogni.

Privatizzare la scuola, riducendo il campo d’azione dei professori, è da leggersi proprio in questa direzione: cancellare dagli insegnamenti e, di conseguenza dalla mente delle giovani generazioni,

le idee contrarie a quell’oligarchia economica che cerca di controllare e guidare le coscienze.

Chomsky è categorico: coltivare il giardino della solidarietà in cui nascono frutti dolcissimi di libertà, aiuto reciproco, attenzione agli ultimi, rende gli individui difficilmente controllabili e manipolabili e li sottrae dalle mani dei potentati privati. Qualsiasi idea contraria che allontana l’individuo da quello che Chomsky chiama “principio della soggezione ai sistemi di potere” è da cancellare attraverso sistemi propagandistici davvero efficaci, studiati scientificamente e imposti con attente strategie di comunicazione.

Perché i professori, dunque, sono contrari a ogni forma di privatizzazione della scuola pubblica?

La risposta la fornisce proprio Noam Chomsky: gran parte di essi ha compreso che la “privatizzazione scolastica punta a minare alla base la solidarietà e il mutuo soccorso: idee pericolose che danneggiano le concentrazioni di potere”.

L’attuale cultura pluralistica, dispensata nelle scuole statali, è, invece, garanzia di obiettività e verità. Solo se l’istruzione è veramente libera, è capace di instillare nelle giovani generazioni principi di responsabilità civile e formare quindi coscienze autenticamente mature.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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