“Ce la farà Francesco?” – L’ultimo lavoro di Rocco D’Ambrosio

Ce la farà Francesco? È la domanda che anima il cuore di tanti fedeli e anche di tanti laici.

celafarafrancescoSabato sera 4 giugno, presso il Centro Polifunzionale dei Santi Medici di Bitonto, un gruppo di persone si è posto qualche interrogativo circa il futuro della Chiesa e il significato dell’attuale papato, partendo dalla lettura del libro di Rocco D’Ambrosio, “Ce la farà Francesco?”.

A guidare l’incontro è stato un appassionato Valentino Losito, giornalista e Presidente dell’Ordine dei Giornalisti per la Puglia.

La conversazione ha coinvolto la Garante Regionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Rosy Paparella, il Rettore della Basilica dei Santi Medici di Bitonto, don Vito Piccinonna e, ovviamente, l’autore del libro Don Rocco D’Ambrosio.

La conferenza è stata aperta da Elvira Zaccagnino, Direttore Generale della casa editrice “La Meridiana”. “Questo lavoro nasce dopo i grandi scandali che hanno visto in azione quella che tutti ormai chiamano la “macchina del fango – ha dichiarato la Zaccagnino -. C’è la necessità di ricreare comunità. Ma come fare? Papa Francesco sta cercando di fornire una chiave di lettura”.

Secondo il presidente Losito, “il Papa ha di fronte a sé tre sfide e cioè rimettere il Vangelo di Gesù Cristo morto e risorto al centro della vita dei credenti, riformare la Curia Romana e farlo in fretta visto il poco tempo a disposizione”. La posizione di Francesco all’interno della Chiesa è molto controversa, al punto tale che la sua figura sembra essere più popolare ad extra che non nel mondo cattolico.

Rosy Paparella vede questo papato secondo tre prospettive: quella di quando era fanciulla. Era la Chiesa figlia del discorso “della luna” di papa Giovanni XXIII. È lo sguardo fiducioso di chi sperava che le grandi intuizioni del Concilio Vaticano II trovassero conferma in gesti concreti di apertura e di compartecipazione da parte della Chiesa alle “gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”. Ma poi al grande evento del Concilio si è affermata sempre più un’esperienza di Chiesa fatta d’ideologia, dogmatismo e progressiva distanza dalle vite incarnate. E ora, terza prospettiva, è quella dell’adulta che osserva il cambiamento in atto. “Nei confronti di papa Francesco – ha sostenuto la Paparella – ci sono due insidie, che devono essere evitate: il leaderismo e la mitizzazione. Due insidie, perché in entrambi i casi, il rischio è quello della deresponsabilizzazione personale. Il Papa ha iniziato un cambiamento che però deve essere un impegno di ogni singolo uomo. È un momento storico, il nostro, in cui tutte le istituzioni sono investite da una grave crisi morale e la spinta propulsiva e di innovazione, portata da Francesco all’interno della Chiesa, può essere uno stimolo di rinnovamento anche sociale”. Rosy Paparella, dunque, esprime la volontà di non tifare per Papa Francesco, quanto piuttosto, di porsi con il suo impegno al fianco del Santo Padre, nella consapevolezza che il cambiamento è responsabilità di tutti.

Don Vito Piccinonna, nel suo intervento, ha denunciato un certo fastidio che lui prova quando parla il Papa. È lo stesso imbarazzo che si avverte quando “si hanno addosso gli occhi della mamma, dai quali non puoi nasconderti, perché quegli occhi ti conoscono profondamente”.

La trappola in cui non dobbiamo cadere è quella di “normalizzare” la figura di Papa Francesco. “Ogni sua parola – ha continuato don Vito – ha l’autorevolezza della vita che inchioda”. Ogni sua parola è accompagnata da un gesto, da un modo di essere che conferma sempre il suo dire. Il suo indice non è un dito che giudica, ma un indice che indica il valore della persona umana.

L’ultima sollecitazione di Losito è stata per don Rocco D’Ambrosio, al quale ha chiesto quanto sia “politicamente solo” questo Papa.

“Bergoglio è un uomo solo al comando – ha affermato don Rocco -, ma al contempo è una persona estremamente comunicativa. Come tutti i leader, anche Papa Francesco ha nel suo modo di essere contraddizioni dure e marcate. Bergoglio è un uomo che conosce gli abissi della solitudine e, proprio in virtù di questo, sa essere un grande comunicatore”. La sua è una personalità complessa e sarebbe un errore semplificarla. Se lo si facesse si cadrebbe nel leaderismo, che è un pericolo costante quando si è di fronte a personalità così carismatiche. L’importante, però, per l’autore, è che il Papa non contraddica mai la sua idea di fondo. Nella valutazione etica di un’istituzione questo è un principio imprescindibile.

Losito ha poi riportato un’affermazione del teologo Vito Mancuso, secondo il quale il Papa non ha abbastanza coraggio, dovrebbe essere più incisivo. Nell’affermare ciò, ha sostenuto don Rocco, Mancuso sta evidentemente semplificando la complessità storica attuale. Il Papa sa che quando s’innova, si deve fare i calcoli con gli strappi che l’innovazione comporta, in modo particolare in un’istituzione come la Chiesa. Le scelte di Francesco, quindi, non vanno lette come lentezza, quanto piuttosto come prudenza. E la scelta della prudenza non è in contraddizione con l’idea fondamentale dell’agenda di Papa Francesco.

L’incontro si è chiuso con la citazione di Helder Camara che durante il Concilio Vaticano II scriveva: “Ho una tale purezza d’intenzioni, tanto amore per la Chiesa, un così grande sogno di vederla in prima linea nella lotta per gli umili e per i poveri!”. Questo era il sogno di Camara, questo è il sogno di Francesco, questo è il sogno di Dio. Se ci deve essere una scelta, un’opzione, essa non può che essere “un’opzione preferenziale per i poveri”.

“Dio rompe gli schemi. – ha affermato papa Francesco – E se noi non abbiamo il coraggio di rompere gli schemi, mai andremo avanti perché il nostro Dio ci spinge a questo: a essere creativi sul futuro”.

Non basta un Papa che opera bene per riformare le istituzioni, occorrono uomini e donne, cristiani e non credenti, che non rimangano indifferenti nei confronti delle schiavitù, delle povertà, dell’umiliazione di altri uomini e donne. Il volto di Cristo crocifisso è nei fratelli che soffrono; è in chi è stato violato nella sua dignità; è in chi non è più in grado di riconoscere l’umano che è in lui, figuriamoci il divino.

Così Valentino Losito ha chiosato, affermando che forse la domanda non dovrebbe essere “Ce la farà Francesco?”, ma “Ce la faremo noi?”.

Noi uomini e donne del terzo millennio ce la faremo solo se saremo disposti a “rompere gli schemi”.

Maria Raspatelli

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