Cattolici uscite dalle vostre sacrestie!

cattolici-in-politicaQuanti cattolici ieri hanno ascoltato le parole del Papa e quanti si sono chiesti se quelle parole erano dirette a loro? Comodamente seduti davanti a tavole imbandite, in case rassicuranti e ben riscaldate, le parole del Papa forse sono scivolare su coscienze impigrite dal perbenismo e dalla sazietà materiale. Quelle parole invece erano per tutti, anche (e soprattutto) per quelli che la domenica siedono in Chiesa in prima fila.

Il Papa ha detto: “Oggi preghiamo per tutti coloro che sono perseguitati a causa della fede cristiana”. Ha ragione, anche se lontano da noi c’è gente che muore a causa del Vangelo. Noi invece ci sentiamo al riparo da certi rischi e quindi, assopiti, ci siamo lasciati avvolgere dal grasso delle nostre vite opulente che ha incrostato le nostre coscienze.

Papa Francesco però ha aggiunto: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”. “Queste parole del Signore – ha detto – non turbano la celebrazione del Natale, ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene”.

Abbiamo saputo avvolgere dunque il nostro personalissimo Natale con un “rivestimento dolciastro”. Ma la Luce che viene nel mondo non è quella di un “bambino” in una mangiatoia, tutta romanticismo e tenerezza, ma è la Parola che, facendosi carne, illumina le tenebre del malaffare, dei nostri sporchi traffici, del nostro vivere torbido e ci chiede insistentemente di scegliere se continuare le nostre inutili nenie natalizie o se iniziare a togliere i vari “bambinelli” che giacciono ancora oggi nello sterco degli animali di una stalla.

Il finale è una mazzata pazzesca fra un boccone e l’altro: “Per accogliere veramente Gesù nella nostra esistenza e prolungare la gioia della Notte Santa, la strada è proprio quella indicata da questo Vangelo, cioè dare testimonianza a Gesù nell’umiltà, nel servizio silenzioso, senza paura di andare controcorrente e di pagare di persona. E se non tutti sono chiamati, come santo Stefano, a versare il proprio sangue – ha aggiunto -, ad ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa”.

Parla di “coerenza” Papa Francesco e di “andare senza paura contro corrente”. La coerenza cristiana a tutti i livelli consente agli uomini di buona volontà di pensare, sentire e vivere nella Luce, non di atteggiarsi da seguaci di Cristo e vivere poi come pagani. Uomini doppi dalle doppie vite e doppie morali, quali spesso noi siamo.

Dove sono finiti tutti quei cattolici impegnati in politica al servizio dell’uomo?

C’è stato un tempo in cui grandi uomini hanno consegnato con entusiasmo alla storia il loro impegno, le energie migliori, vivendo fino in fondo la loro chiamata evangelica, talvolta fino alla morte.

Dov’è finita quella coerenza di vita di cui parla Papa Francesco?

Una generazione di pseudo-cattolici ha avuto come unico obiettivo l’assalto al potere, dimenticandosi del povero e dell’indifeso. Cattolici che hanno pensato solo ai piccoli affari di bottega, accettando loschi compromessi e chiudendosi in piccoli circoli di mutuo soccorso. Luoghi in cui l’ipocrisia si affetta con un coltello e l’aria putrida e maleodorante fatta di scambi, promesse e favori personali ha asfissiato vite di plastica, esistenze che hanno perso anche le fondamentali domande di senso.

Ma grazie a Dio qualcosa sta cambiando. La società non ha bisogno di quei soloni troppo spesso corrotti o corruttori attenti solo a riconoscere il tintinnio del vil danaro da intascare indebitamente. Sia il tintinnio di manette a destarli dal sonno tranquillo in cui per troppo tempo hanno affogato le loro coscienze.

Esiste una nuova generazione di cattolici capaci di guardare al Cielo e contemporaneamente puntare gli occhi di chi è vittima ogni giorno di sofferenze e ingiustizie. Il Papa è con loro. Questi cristiani rinnovati hanno il diritto-dovere di lavorare per il bene dell’uomo. La coerenza di cui parla il Santo Padre la si deve incarnare nell’impegno di ogni giorno al servizio dei malati, dei bambini, dei giovani, delle persone comuni, quelle più  indifese di altre.

E’ tornato il tempo in cui i cattolici hanno l’obbligo morale di uscire dalle sacrestie e invadere il mondo seminando testimonianze di vita verace. E’ giunto il tempo in cui tutelare gli interessi di tutti e gestire la cosa pubblica con onestà e trasparenza deve essere sinonimo di preghiera. Una preghiera fatta non solo di parole sia pure belle, ma di gesti concreti che diffondano la Luce del Vangelo soprattutto in quei meandri della società e della storia contemporanea in cui regnano ancora le bassezze delle misere vicende umane. E’ lo stesso Vangelo che ci ricorda: “Non chi dice “Signore, Signore!” entrerà nel Regno di Dio, ma chi fa la volontà del Padre mio”. La preghiera non è tale se non porta frutto!

Papa Francesco suscita in tutti noi una nuova forza, quella di cambiare questo nostro Paese con l’umiltà, il sacrificio, andando controcorrente senza timore. Impavidi e illuminati dalla Luce di Cristo, i cattolici devono crederci, cercarsi  e soprattutto ritrovarsi.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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