La Cassazione delegittima l’utero in affitto

in affittoIl verdetto non dà ragione a una coppia di Brescia che pretendeva il riconoscimento di un bimbo fatto nascere all’estero attraverso la maternità surrogata

Un inaspettato impedimento alla maternità surrogata e all’opportunità che i figli nati da questa operazione possano essere ammessi in Italia, arriva dalla Cassazione. Una coppia di Brescia ha perso la causa sul riconoscimento di un figlio nato in Ucraina, nel 2011, da una donna resasi disposta ad “affittare” il proprio utero. Il piccolo dovrà essere adesso affidato in adozione a un’altra famiglia.

“Sembra che finalmente anche la magistratura abbia scoperto di avere gli anticorpi”, spiega Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. “L’indirizzo sostanzialmente possibilista preso in passato da diversi tribunali è stato rimesso in riga. Per l’ordinamento italiano, madre è colei che partorisce il figlio e questo è importante che rimanga ben chiaro se si vogliono evitare le derive di cui proprio il caso su cui è intervenuta la Cassazione sono una concreta testimonianza”.

Belletti afferma che “può sembrare una malvagità” che ora il bimbo sarà tolto alla coppia con cui è cresciuto per i primi tre anni della sua vita. Ma – evidenzia – “è necessario tenere saldi i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico proprio per evitare che mille altre malvagità ancora più gravi di questa possano ripetersi in futuro, favorite dagli infiniti intrecci legali, medici e sociali che crescono all’ombra del ricco mondo dell’utero in affitto”.

A parere del presidente del Forum, “la sentenza della Consulta avrà inevitabilmente delle ricadute anche sul dibattito politico. E questo – continua – non ci fa stare affatto tranquilli, visto che in passato la Corte era stata più parte del caos che elemento di stabilizzazione”.

“A noi, spettatori di tutte queste grandi manovre non resta che chiedersi, con la saggezza dell’uomo della strada, dove mai si andrà a finire se non si tracciano dei ben chiari confini sui doveri dei genitori e sui diritti dei figli – termina Belletti -. E se non ci si impegna, tutti insieme, a farli rispettare”.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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