Carlo Fontana: il Colosseo come non l’avete mai visto (ma avreste potuto conoscerlo)

1. Gaspar Van Wittel - Veduta del Colosseo, Galleria SabaudaIl suo vero nome è Anfiteatro Flavio, ma tutti lo conosciamo con quello attribuitogli nel Medioevo: il Colosseo, questo forse per le grandi dimensioni dell’edificio, forse per le misure della colossale statua di Nerone di cui non rimane che il basamento nelle immediate vicinanze. Inaugurato nell’anno 80 d.C. dall’imperatore romano Tito, ospitava allora quei famosi e sanguinosi combattimenti tra gladiatori o anche rendeva spettacolo l’uccisione di animali selvatici. Oggi è certamente uno dei monumenti più noti di Roma, e probabilmente uno dei simboli con cui si riconosce l’Italia nel mondo. Fa continuamente parlare di sé, in pellicole cinematografiche vincitrici di Premi Oscar come Il Gladiatore di Ridley Scott (2000), ora per le code interminabili che toccano a chi vuole accedervi, ora per i restauri infelici che ne intaccano la verità storia ed estetica. Ma l’attenzione che la contemporaneità presta al Colosseo, non è sempre stata la stessa nel corso dei secoli. Fin dal Medioevo l’edificio è stato utilizzato sia quale deposito o cava di materiali da costruzione, sia come letamaio, ma anche come ricettacolo di malfattori e prostitute, subendo un costante degrado a causa di eventi atmosferici (piogge, terremoti) o della depravazione umana – che pare non finire ancora nel 2015, quando si lascia il proprio nome inciso nella pietra o scritto col pennarello.
Carlo Fontana (Rancate 1638 – Roma 1714) è l’autore del primo vero studio sul monumento, costituito dal trattato pubblicato postumo nel 1725, nel quale l’eccellente architetto elaborava anche un progetto per “un sontuoso edificio Sacro” che prendesse il posto di quello pagano, favorito dalla politica culturale di intervento e riutilizzo dell’Antico propria di Papa Clemente XI Albani (1700 – 1721). Altri edifici antichi erano stati trasformati per finalità religiose, come il Pantheon (oggi Basilica di Santa Maria ad Martyres) o l’ala centrale delle Terme di Diocleziano (oggi Basilica di Santa Maria degli Angeli), inoltre il Colosseo veniva allora considerato oltre che come monumento pagano, anche come il luogo in cui avevano trovato il martirio molti dei primi cristiani, gettati nell’arena durante gli scontri tra i gladiatori o dati in pasto alle bestie.2. Carlo Fontana chiesa colosseo
Già nel Cinquecento all’interno dell’Anfiteatro era stata eretta una cappella dedicata a Santa Maria della Pietà, ma nel Settecento il progetto divenne ben più ambizioso. Una chiesa a pianta centrale sarebbe sorta all’interno vicino alla cappella, visibile dal fondo dell’asse longitudinale dell’arena; sarebbe stata preceduta da una serie di arcate che sia avrebbe ricordato la linea convessa della facciata, sia si sarebbe ricollegata col portico originario, dando l’impressione che tutta l’area altro non fosse che un immenso atrio per l’edificio sacro. La chiesa avrebbe avuto una cupola sormontata dalle statue degli evangelisti e di un papa, eguagliando così in altezza il Colosseo; sull’attico dei portici invece avrebbero trovato posto le statue dei primi cristiani lì trucidati e titolari del luogo di culto, mentre al di sotto delle arcate di questi sarebbe stati esibiti quadri o rilievi con le scene di martirio avvenute lì stesso; infine sarebbe stata costruita una fontana sul lato opposto a quello della chiesa.
L’ardito piano non venne mai realizzato, sia per le difficoltà politico-economiche in cui si trovava lo stato pontificio, tra la minaccia turca e la guerra di secessione spagnola, sia per impedimenti di tipo strutturale. Il Colosseo tornò così a vivere un’esistenza modesta e depressa, dopo un breve momento in cui si progettava di sanarne il difficile stato di tutela e conservazione ed è, in fondo, una storia che arriva fino ai nostri giorni.

 

Claudia Pruner

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