La Caritas italiana propone per i poveri il “reddito di inclusione sociale”

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La Caritas italiana, in occasione della presentazione dei dati del Rapporto 2014 “Il bilancio della crisi” sulla povertà in Italia ha chiesto un intervento urgente a favore dei poveri perché la situazione nel Paese è davvero drammatica. La Caritas chiede per gli indigenti un “reddito di inclusione sociale”.

A causa della crisi, il numero dei poveri in Italia è raddoppiato. Nel 2007 le persone in difficoltà economica erano 2,4 milioni, il 4,1% della popolazione. Nel 2012 gli italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta sono diventati 4,8 milioni, esattamente l’8% della popolazione. Un dato, questo, davvero drammatico.

Detto in altre parole, quasi 5 milioni di italiani non è più in grado di sostenere le spese minime necessarie per acquistare i beni e i servizi essenziali al fine di condurre una vita minimamente accettabile. In buona sostanza quasi 5 milioni di cittadini non si nuotrono adeguatamente, non vivono in case con acqua calda e energia elettrica, non hanno di che vestirsi.

L’organismo della Cei che si occupa dell’assistenza ai poveri, è sicuro che «un tasso di povertà assoluta più alto rispetto allo scenario pre-crisi sia destinato a permanere». Tasso di povertà che al Sud è passato dal 6% del 2007 all’11,3% del 2012.

La Caritas è molto dura nei confronti delle politiche economiche e sociali poste in essere nel periodo della crisi. Secondo l’organizzazione cattolica, la politica non ha dato una risposta ai poveri. La Caritas rileva che «una misura nazionale contro la povertà assoluta continua a mancare nel nostro Paese». Se dal 2007 fino al 2013, i governi Berlusconi e Monti hanno dato come  «unica risposta» alla crisi, la Carta Acquisti, la cosiddetta Social Card, «uno sforzo limitato» è stato dato dal governo Letta che «non ha aiutato le famiglie in povertà ma non ne ha neppure peggiorato le condizioni».

Sugli 80 euro di Renzi, la Caritas ha dichiarato: «Ha avuto qualche effetto sulla povertà ma di portata assai ridotta». Sul fronte dei servizi invece la crisi ha addirittura indebolito le politiche sociali. In due anni, dal 2010 al 2012, la spesa dei Comuni su questo versante è calata del 6%; «tagli che hanno colpito un settore già sotto-finanziato».

La proposta della Caritas è il Reddito d’Inclusione Sociale (Reis). «Diventerà realtà – sottolinea l’organismo della Cei – se il premier Renzi e il ministro Poletti faranno della lotta alla povertà una priorità politica e decideranno di affrontare questo flagello ripensando le attuali modalità d’intervento». La proposta era stata lanciata lo scorso anno da diverse associazioni come l’Azione cattolica italiana, le Acli, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, Comunità di S. Egidio, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Fondazione banco alimentar, Save the Children e appunto la Caritas.

Il Reddito d’Inclusione Sociale dovrebbe essere destinato a tutte le famiglie in povertà assoluta, di qualsiasi nazionalità, purché residente sul territorio italiano da almeno 12 mesi. Ogni famiglia «riceve mensilmente – questa è la proposta contenuta nel Rapporto della Caritas – una somma pari alla differenza tra il proprio reddito e la soglia di povertà, così da disporre dell’insieme di risorse economiche necessarie ad uno standard di vita minimamente accettabile».

E’ indubbio che in questo momento risulta difficile reperire le risorse per finanziare questa iniziativa. Purtroppo però mentre il Governo difende il decreto sugli 80 euro e al momento non  pensa ad altre soluzioni, il dramma della povertà assoluta in Italia  si allarga.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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