“Canto anche se sono stonato”: Zaba al Palace Cafè

«40 anni della nostra storia e di una musica che si evolve nel tempo come una miscela esplosiva»

IMG-20160106-WA0005Luci soffuse, mix di alcolici raffinati, tendaggio delicato, tavolini in vetro nero in cui si riflettono i desideri e le aspirazioni degli ospiti, un bancone scintillante corredato di bottiglie variopinte .
In angolo della sala appartato e poco appariscente il gruppo musicale “Stonato Band”, un collettivo di musicisti di consolidata fama nazionale capeggiato da Savino Zaba, sparge note per la sala divenendo parte dinamica del raffinato mobilio.
Il Palace Cafè si presenta così e non delude.
In pieno corso Vittorio Emanuele, questo locale d’eccezione in stile “lounge” costituisce un nuovo punto di ritrovo in città, ai piedi del Palace Hotel di Bari. Una location privilegiata d’incontro e aggregazione che ha permesso a tutti gli ospiti presenti la sera del 5 gennaio 2016,  grazie alla partecipazione di uno dei protagonisti dell’ultima edizione di “Tale e Quale Show”, di godere di una serata all’ insegna della buona musica e del divertimento. Un momento di ottima degustazione, a trecentosessanta gradi, in cui è stato possibile apprezzare vini di qualità e cocktail raffinati al pari della live music, di assoluto spessore. Fondendo spazi ampi e curati nel singolo dettaglio a menu variegati e al contempo ricercati, il Palace segue i canoni contemporanei di bellezza senza risultare banale.  Questa sorta di “club musicale”, di grande tendenza, si propone come espressione di una pausa in città. Una pausa di piacere effettiva e tangibile, che ieri sera si è colorata anche di storia grazie all’intervento di uno stimolante pugliese dal sorriso energico e dalla voce graffiante.
Zaba ha intrattenuto per un’ora circa il pubblico presente con una favolosa sonorità swing, intrecciando così una “ cronistoria musicata” che dagli anni ’20 giunge fino agli anni ’60, periodo storico davvero significativo per il nostro Paese.
Il suo concerto-spettacolo, non a caso, inizia con queste parole: «40 anni della nostra storia, della storia del Jazz, splendida musica negroide , di uno Swing che si evolve nel tempo come una miscela esplosiva». Egli racconta e reinterpreta, talvolta con ironia e spirito più da cabarettista che da musicista, i grandi classici del genere: da Nicola Arigliano a Natalino Otto, passando per Fred Buscaglione e toccando l’apice con Lelio Luttazzi, il quale ispira il titolo dello spettacolo con la sua canzone omonima.
Con il microfono in mano e i capelli spettinati Zaba diviene un cantastorie d’altri tempi, portavoce  al contempo di una favola e di una tragedia: la favola dello Swing e del Jezz, del loro esordio e sviluppo e la tragedia di un approdo in Italia difficoltoso a causa delle censure del Regime, della guerra in corso, della povertà e dell’incertezza dilaganti in una Nazione sconfitta dagli eventi.
Egli parla ai baresi presenti anche della risalita nazionale grazie all’agognato boom economico degli anni ’60 e induce un sorriso amaro con ironici rimandi in “sordina” circa i nostri giorni.
Lo spettatore assiste così ad uno spettacolo senza tempo che fonde questi due pilastri inesorabilmente: la palingenesi della Musica, che descrive la storia nei testi e nelle note e la Storia che, tramite il suo lento ed inesorabile incedere, consacra questo genere così particolare.
Il prodotto di questo intrattenimento notevole, piacevole per le orecchie e per lo spirito, è una sapiente filigrana, “spensierata” quanto colta e  raffinata. Un fil Rouge che intreccia e lega canzoni solo apparentemente lontane e discordi, capaci nel loro insieme di far ridere e riflettere.

Francesca Rotondo

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