“Big Eyes”, un film in cui “lo scenario che hai dipinto ti si ritorce contro”

Giovedì 22 su Rai tre è stato trasmesso in prima visione televisiva alle 21 il film “Big eyes”, uscito nel 2014 e diretto da Tim Burton, con protagonisti Amy Adams e Christopher Waltz.

La pellicola è basata sulla storia vera della pittrice degli anni ‘50/’60 Margaret Keane e del marito Walter Keane che per molti anni si è spacciato per l’autore delle opere della moglie grazie al sottomesso assenso di quest’ultima. Per convincerla Walter utilizza la scusa del successo nel panorama del mercato, affermando che l’arte femminile negli anni ’50 non sarebbe stata acquistata da nessuno.

Margaret è quindi così costretta a nascondere il suo operato artistico anche alla figlia Jane che, da essere la musa ispiratrice preferita dalla madre prima che questa si sposasse con il signor Keane, diviene estromessa non solo dal momento di creazione delle opere d’arte, ma anche dalla possibilità di contemplarle come prodotti firmati Margaret Keane.

Il soggetto da sempre preferito da quest’ultima sono bambini che hanno occhi talmente tanto grandi da essere sproporzionati rispetto alla loro intera figura: questi occhioni irrompono nella realtà con una tale prepotenza da non poter essere solo banalmente intesi come riflesso dell’anima, ma come specchio rovesciato di quest’ultima. Il rovesciamento risiede nel fatto che sotto quegli enormi occhi dipinti sembrano aprirsi abissi dell’io che nessuno vorrebbe vedere: è come se i punti di discontinuità dell’anima nella loro labilità ontologica si facessero presenti rendendo assente ciò che invece è normalmente visibile del soggetto in questione.

La gerarchia tra visibile e invisibile sembra dunque invertirsi nella misura in cui ciò che è normalmente apparentemente assente alla vista impone prepotentemente sulle tele di Margaret la sua presenza, rendendo assente ciò che a prima vista invece è solitamente visibile.

Dopo che Margaret si sposa con Keane e accetta di prestarsi al suo losco gioco, i grandi occhi che troneggiano su visi sfatti di bambini sembrano passare dal gridare il triste rancore e la solitudine di una pittrice di strada al farsi responsabili di una clamorosa menzogna: la massima manifestazione di questo passaggio è rappresentata dall’enorme tela che il signor Keane fa realizzare alla moglie per un’esposizione importante. Il dipinto, da essere volto a celebrare l’unione di parti diverse del globo tramite visi di bambini di nazionalità differenti, sembra scavalcare del tutto il suo intento per divenire incredibilmente kitsch, come se i volti dei bambini fatti sorgere sotto la mano dell’artista Margaret avessero avvertito tutta la rabbia della menzogna e non avessero potuto fare a meno di mostrarla nei loro intensi sguardi.

Quest’odio che minaccia di esplodere sulla tela scoppierà in tribunale ove finalmente la pittrice Margaret riuscirà ad avere giustizia e potrà tornare così a svelarsi in quei grandi occhi di bambini.

 

Silvia Di Conno

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