Bari, l’“Hamlet” di Andrea Baracco al Petruzzelli

untitledSabato 29 novembre presso il teatro Petruzzelli è stata presentata una nuova revisione dell’ “Amleto” di Shakespeare da parte del regista Andrea Baracco. Lo spettacolo è iniziato alle ore 16.30 e, in qualità di spettacolo pomeridiano, è stato finalizzato alla visione di studenti e docenti provenienti da scuole di Bari e dintorni. L’ interpretazione fornita dal regista è stata in chiave molto moderna, come si poteva evincere dai costumi dei personaggi, dalla scenografia e delle musiche. L’ “Hamlet” di Andrea Baracco interpretato da Lino Musella è un ragazzotto audace e sicuro di se all’ apparenza, ma in realtà è dilaniato dai dubbi e riflette su di sé, sull’ipocrisia della società che lo circonda. Potrebbe sembrare pervaso da attacchi di follia, ma in quale maniera potrebbe reagire un ragazzo orfano del padre che vede sua madre la quale non attende nemmeno un mese dalla scomparsa del marito per risposarsi con il cognato, il fratello del defunto re? Ma il dramma non si ferma qui, infatti il povero protagonista è anche conscio che il re è stato assassinato da suo fratello, grazie all’ apparizione del padre, che nello spettacolo è supportata da video e audio inquietanti che realizzano in maniera del tutto originale e pertinente la rivelazione dell’ anima del padre dall’ oltretomba. Da questo momento emerge la sua pazzia che la madre, abilmente interpretata da Eva Cambiale e lo zio, Paolo Mazzarelli, cercano di decifrare. Dapprima credono che sia follia d’ amore per la giovane e bella Ofelia, interpretata da Livia Castiglioni, follemente illusa del suo amore, ma in realtà il ragazzo è pervaso da una profonda tristezza e indecisione sul suo futuro agire. Spesso il suo unico conforto è l’ amico Orazio che nello spettacolo appare sempre con una lanterna in mano e spesso la sua entrata in scena avviene dal pubblico, rendendolo maggiormente partecipe. La follia di Amleto raggiunge l’ apice nella discussione tra lui e la madre, quando per la furia colpisce Polonio, credendo che fosse un topo nascosto dietro la tenda. Il regista ha scelto di realizzare il momento dell’ uccisione tramite la percussione di una sedia di ferro in maniera violenta, creando un suono che lascia immaginare allo spettatore il duro colpo inferto all’ uomo. Lo stesso avviene nel duello finale tra Laerte, il fratello di Ofelia, interpretato da Woody Neri, e Amleto, nel quale non assistiamo ad un vero e proprio scontro diretto, ma alla percussione di due lastre di ferro e i corpi che pian piano muoiono sono macchiati da una nera pittura: dapprima la madre Gertrude che beve una coppa avvelenata destinata ad Amleto, poi Laerte ferito dalla lama della spada avvelenata da lui stesso e infine lo zio re, ucciso dallo stesso Amleto. Il personaggio di Ofelia è reso in maniera sublime e del tutto innovativa: la ragazza, in seguito alla morte del padre è in preda ad una follia tale che la porterà al suicidio. Appare sulla scena seminuda, canticchiando e apostrofando i genitori di Amleto, mentre in un secondo momento il suo corpicino appare disteso e verrà tinto di nero e cosparso di fiori, rappresentando una morte innocente di una ragazza nel fiore della sua giovinezza e delle sue speranze distrutte. L’ attrice è stata abile nell’ interpretare questa disperazione e solitudine giovanile. Per quanto riguarda Amleto, egli non è un personaggio bello e luminoso, appare spesso ambiguo e scontroso, anche nei confronti dei sentimenti puri e sinceri della povera Ofelia, fino alla fine si dimostra iracondo e anche il celebre monologo di “Essere o non essere”che nell’ opera viene pronunciato da Amleto nel secondo atto, in questa interpretazione viene pronunciato da Orazio dopo l’ uccisione di tutta la famiglia, come se donasse al termine dello spettacolo la chiave di lettura delle vicissitudini dell’ intero spettacolo. Tra tecnologie, colpi di scena, video e audio curati da Gabriele Lavia dal forte impatto psicologico, scene cruente e intrise di follia e di ambiguità, Andrea Baracco propone il suo “Hamlet” in chiave moderna e del tutto originale. Un classico è definibile tale se ha la potenzialità di comunicare un messaggio a distanza di secoli, in maniera diversa, ma pur sempre un messaggio universale e il regista riesce bene in questo intento.

Martina Ragone

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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