Bari città ecumenica ieri e oggi: il secondo Concilio di Bari (1098)

La Traslazione di San Nicola non solo rafforzò il culto del Santo in Europa e in Oriente, ma ebbe l’effetto sperato di accrescere il prestigio della città pugliese: la scelta di Bari come porto da cui salpare per la prima Crociata, nel 1096, dimostra quanto appena detto. C’era solo un piccolo intoppo: in quegli anni divenne governatore della città Boemondo d’Altavilla, capo carismatico della Crociata in corso e nemico dell’imperatore d’Oriente Alessio Comneno; il condottiero intendeva non solo liberare i territori Santi occupati dai musulmani, ma anche imporre il cristianesimo occidentale a Costantinopoli e in Asia Minore, esiliando chi non avrebbe accettato la rinuncia all’ortodossia.

Il Papa era allettato da una simile proposta, ma si rese presto conto che era preferibile riconciliarsi con gli ortodossi in modo pacifico, attraverso il dialogo teologico: i rapporti con la Chiesa d’Oriente si erano raffreddati dopo il 1054, e occorreva ricucirli in qualche modo.

In una situazione del genere, la cosa migliore da fare era convocare un sinodo, per convincere in modo “diplomatico” gli ortodossi a ritrattare la loro posizione.

Nessuna città era più adatta di Bari per ospitare l’incontro, non solo perché questa era diventata la culla di San Nicola, ma era stata anche sede del Catepano.

Tra i 185 vescovi invitati a partecipare al sinodo, vi era un personaggio di spicco: Anselmo d’Aosta, Arcivescovo di Canterbury proclamato Santo nel 1163.

Oltre a vescovi e arcivescovi, erano presenti ecclesiastici di ogni rango provenienti dalle più svariate regioni d’Italia, e insieme ad essi anche laici di nobili origini.

I più autorevoli rappresentanti della Chiesa d’Occidente non ebbero modo di confrontarsi con i loro omologhi della Chiesa d’Oriente, ma il clero bizantino barese fu comunque presente, facendo da portavoce degli ortodossi.

L’arcivescovo di Bari Elia era stato incaricato di preparare la Basilica di San Nicola per l’evento, e probabilmente fu proprio per quell’occasione che fece costruire la “Cattedra dell’abate Elia”, il trono episcopale utilizzato ancora oggi per la celebrazione delle Sante messe nella basilica superiore.

Il concilio si protrasse per circa una settimana, nell’ottobre del 1099.

Non si sa quale argomento sia stato affrontato in ogni singola giornata, ma si può dire certamente che i temi dibattuti siano stati i seguenti:

–       Le prospettive della Crociata (lettera del popolo di Lucca);

–       Il Filioque (Eadmer, Anselmo e Guglielmo di Malmesbury);

–       Lotta per le Investiture e simonia (Eadmer, Malmesbury e il futuro Papa Pasquale II);

–       Questioni giurisdizionali (Urbano II) e canonizzazioni.

Il tema della crociata e del comportamento da tenere nei confronti degli ortodossi di Antiochia era piuttosto frequente nei dibattiti teologici, dunque se ne parlò tranquillamente. Il Filioque invece era un argomento molto scottante all’epoca, sebbene oggi sia considerata una questione religiosa di scarsa importanza, se non ovvia; era stato già affrontato al primo concilio di Bari, nel 1053, ma questa volta il confronto assunse una piega diversa.

La questione può essere riassunta nel modo seguente: i Cristiani d’Occidente avevano aggiunto nel Credo che lo Spirito Santo procedeva, oltre che dal Padre, e dal Figlio (in latino “Filioque” appunto), mentre nel Credo niceno-costantinopolitano, chiaramente questa aggiunta non c’era.  I primi, durante il primo Concilio di Bari avevano accusato i secondi di aver omesso un elemento essenziale nel Credo; nel secondo Concilio invece gli occidentali furono accusati di aver aggiunto qualcosa di superfluo.

Le argomentazioni teologiche di entrambe le parti furono tantissime, ma le più importanti le espose Sant’Anselmo, evitando ulteriori conflitti.

Massimo Castellana

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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