Attentato di Nizza, la macelleria umana in onda sui social

Attentato di Nizza

Ancora un attentato. Terribile, cruento, vigliacco, folle. In una calda e festosa serata dedicata alla commemorazione della Presa della Bastiglia, avvenuta il 14 luglio del 1789 a Parigi, un camion guidato da un pazzo si lancia a folle velocità su persone che trascorrevano la storica ricorrenza nazionale all’insegna della spensieratezza e della voglia di vivere. Uomini, donne, giovani e bambini, nel giro di qualche minuto, hanno incontrato la morte. 84 vite spezzate e purtroppo, crudamente documentate da materiale video e fotografico che ha fatto il giro del mondo in pochissimo tempo grazie ai social.

Qual è il limite fra diritto di cronaca, che dovrebbe essere riservato ai soli giornalisti e il rispetto dei morti?  Qual è il limite fra la spettacolarizzazione di un fatto e l’attenzione che si deve avere nei confronti dei minori e di tutte quelle persone che magari non desiderano vedere i particolari agghiaccianti e tutto sommato inutili ai fini del racconto di un evento tragico, quale può essere un attentato?

Perché tutto quel sangue, quei corpi scomposti sul selciato e martoriati dalla follia omicida di una persona con evidenti problemi di salute mentale?

I social svolgono certamente un ruolo fondamentale nella comunicazione contemporanea perché riescono a veicolare in tutto il mondo e in pochissimi secondi notizie di ogni genere. Ma iniettare in rete, con estrema superficialità, immagini forti e delicate, fruibili anche dai bambini e da persone impressionabili a chi giova? Non è anche questa una forma di violenza? perché ammorbare il pubblico con scene da macelleria umana?

E’ forse giunto il momento di regolamentare il web, diventato ormai un vero e proprio Far West della comunicazione.

Antonio Curci

© Riproduzione Riservata
Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: