Arte e Astrologia. Segni zodiacali e Costellazioni dal Palazzo Farnese di Caprarola: la Bilancia

Nella volta della Sala del Mappamondo del Palazzo Farnese di Caprarola arte, mitologia e astrologia si incontrano. In mezzo a quella passerella di figure animali e mitologiche stanno anche le dodici costellazioni dei segni zodiacali (tredici se includiamo l’Ofiuco): dopo quella della Vergine, segue quella della Bilancia.

Inizialmente la costellazione della Bilancia, l’unica dello zodiaco a rappresentare un oggetto inanimato, era compresa in quella dello Scorpione, di cui costituiva le chele. La testimonianza di questo fatto rimane nei nomi arabi che portano le due stelle costituenti i due piatti della Bilancia, Alfa Librae e Beta Librae, rispettivamente Zuben el Schamali “la chela a Nord” e Zuben el Genubi “la chela a Sud”.
Per gli antichi greci, dal momento in cui essa iniziò ad essere considerata come una costellazione autonoma, venne identificata col simbolo dell’equilibrio.

 

Costellazione BilanciaUno dei miti legati al segno zodiacale della Bilancia riguarda Dioniso, il dio greco del vino, il quale nel suo viaggio per far conoscere all’umanità il suo succo fece tappa in diverse città, per prima Atene. Qui venne ricevuto dal re Icario e si innamorò di sua figlia Erigone, da cui ebbe anche un figlio di nome Stafilo. Il dio era però deciso a continuare il suo percorso per donare il vino a tutto il genere umano e partì, lasciando in regalo al sovrano un otre ricolmo di prezioso vino prodotto da viti sacre. Come segno di stima e riconoscenza per i servigi prestati, Icario volle offrire da bere il dono divino ad alcuni pastori; questi ultimi, una volta sopraggiunta l’ebbrezza, credettero essa fosse opera di un avvelenamento ed uccisero il re, infine fuggirono. Erigone, che tornava dai campi col figlio in fasce, si imbattè nel cadavere del proprio padre ed invocò Dioniso affinché ne vendicasse la morte, uccidendosi poi lei stessa subito dopo. Il dio, impietosito dal gesto della ragazza che aveva amato, rese folli le fanciulle di Atene inducendole ad impiccarsi loro stesse, affinché Erigone non fosse l’unica a soffrire quella disperazione. I cittadini ateniesi da quel momento cercarono un modo per porre fine a quella serie di ingiusti suicidi, quindi chiesero consiglio all’Oracolo di Delfi che suggerì loro di trovare i colpevoli dell’assassinio del re e punirli. Una volta catturati e giustiziati i pastori la città fu quindi liberata dalla maledizione. Infine, per ricordare la morte terribile toccata in sorte ad Erigone, durante i festeggiamenti le ragazze ateniesi si dondolavano appese ai rami degli alberi, venendo sostituite col tempo da piccole maschere di cera o terracotta.

Alternativamente al mito dionisiaco, si narrava che la dea della Giustizia Dike, anche identificata nella vicina costellazione della Vergine, tornò sull’Olimpo dopo aver donato la propria Bilancia all’umanità.

 

 

Claudia Pruner

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