Arte e Astrologia. Segni zodiacali e Costellazioni dal Palazzo Farnese di Caprarola: i Pesci

pesciprimapaginaNella volta della Sala del Mappamondo del Palazzo Farnese di Caprarola arte, mitologia e astrologia si incontrano. In mezzo a quella passerella di figure animali e mitologiche stanno anche le dodici costellazioni dei segni zodiacali (tredici se includiamo l’Ofiuco): dopo quella dell’Acquario, segue quella dei Pesci.

La costellazione dei Pesci è la meno appariscente tra quelle dei segni zodiacali. Per la maggior parte essa si colloca nell’emisfero nord, motivo per il quale è più facile osservarla per diversi mesi all’anno (da agosto a marzo) trovandosi nell’emisfero boreale. Le sue stelle non sono molto luminose: la più splendente è Eta Piscium, conosciuta anche come Alpherg, o Kullat Nunu, un oscuro nome difficilmente traducibile, ma costituito dalla parola in lingua babilonese per la “corda” che unisce i pesci e da quella che significa “pesce”; poi Alpha Piscium detta anche Alrisha dall’arabo “la corda”, che si trova sul nodo del nastro che unisce i due pesci.

I miti che si legano ai Pesci sono per ambientati per la maggior parte in prossimità del fiume Eufrate, elemento che lascia pensare che gli stessi Greci avessero ereditato questa collezione dai Babilonesi. Come già nel caso del Capricorno, anch’essa trasmessa dall’antico popolo mesopotamico, ad essere chiamato in ballo è il mito greco che racconta della Titanomachia, ovvero la sfrenata lotta che vide gli dei dell’Olimpo scontrarsi coi Titani, generati da Gea, dea primordiale della Terra. Tifone era il più orrendo ed il più acerrimo nemico, tanto che fu in grado di spaventare gli dei che erano scesi in campo per combattere, i quali fuggirono in Egitto, tutti tranne Atena, e presero le sembianze di animali tipici del luogo per nascondersi; Afrodite col figlio Eros si erano dapprima nascosti tra la vegetazione sulla sponda del fiume, ma credendo che il mostro li avesse scoperti, la dea avrebbe poi invocato l’aiuto delle ninfe del corso d’acqua, dentro il quale tuffandosi avrebbero assunto entrambi la forma di un pesce. Un’altra versione del mito vorrebbe che in effetti fossero stati due grossi pesci a venire in soccorso delle due divinità, prendendoli sul loro dorso e portandoli lontano e in un luogo sicuro. Una volta che Tifone venne sconfitto da Zeus e da questo rinchiuso sotto l’Etna, che da quel momento iniziò ad eruttare lava e cenere per le urla del mostro, Afrodite avrebbe scelto di ricordare i Pesci in cielo, creandone la costellazione. Secondo l’antico astronomo Igino, sarebbe stato in virtù di questo mito che i Babilonesi, pur abitando sulle rive del fiume, si astenevano dal pescare e dal cibarsi dei numerosi pesci che popolavano quei luoghi.

Al tempo dei greci l’equinozio di primavera (21 marzo) – ovvero quando il Sole nel percorso detto Eclittica raggiunge lo zenit dell’Equatore e passa nell’emisfero boreale – cadeva nella costellazione dell’Ariete, ma oggi esso si trova nella costellazione dei Pesci, a causa dell’oscillazione della Terra sul proprio asse.

Claudia Pruner

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