Aumentano la diffusione delle armi in Italia e l’export europeo verso i Paesi in guerra

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Secondo Archivio Disarmo  12 italiani su 100, circa 7 milioni, possiedono un’arma acquistata in maniera legale o al mercato nero. Aumentano in generale le richieste di porto d’armi e triplicano, addirittura, le licenze per uso sportivo. Grazie al cosiddetto deep web, quella zona oscura della rete che sfugge ai controlli delle Forze dell’Ordine e ad ogni forma di regolamentazione, è diventato molto semplice fare acquisti di armi su Internet.

Secondo un recente rapporto dell’Unione Europea sull’export delle armi, nel 2014 Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Austria hanno esportato armi per un valore di oltre 86 miliardi di Euro. Una vendita indirizzata per circa un terzo verso le aree mediorientali e nordafricane da cui provengono i flussi inarrestabili di profughi, che stanno mettendo in crisi l’Unione Europea. Un gatto che si morde la coda: da un lato esportiamo armi, contribuendo ad alimentare le guerre, dall’altro importiamo profughi, in una spirale di instabile tensione sociale che sembra, per ora, non avere soluzione.

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Lo studio realizzato da Aurora Ianni e Maria Carla Pasquarelli, ha anche analizzato il rapporto della Presidenza del Consiglio sull’export italiano 2015 di materiali d’armamento. Ne è emerso un incremento del commercio di +197% rispetto all’anno precedente e si conferma la tendenza degli ultimi anni a indirizzare un ingente flusso delle esportazioni verso la turbolenta area mediorientale e africana.

In particolare, aumentano gli accordi con i paesi della coalizione a guida saudita, che sta conducendo in Yemen, senza mandato ONU, un conflitto dalle drammatiche conseguenze umanitarie.

E’ un fenomeno allarmante che fa luce su un Paese, il nostro, e su un’Unione Europea che si riscoprono schizofrenici: da un lato l’esigenza di pace, il bisogno di giustizia, la condanna senza se e senza ma di tutte le forme di terrorismo individuale e organizzato, dall’altro il business delle armi e, udite udite, il desiderio dei singoli cittadini di possedere uno strumento atto a generare violenza, morte e, in qualche caso, anche giustizia fai da te.

Una società armata non è mai stata una cosa buona, anzi, negli USA, dove il fenomeno è molto più diffuso, le armi private dei cittadini uccidono più dei terroristi. Nel 2013, infatti, secondo le statistiche ufficiali, negli Stati Uniti sono morte 33.636 persone proprio a causa delle armi da fuoco.

Tutti ripudiamo la violenza, condanniamo gli attentati e desideriamo una società più sicura e pacifica. Per fare questo però è necessario ripudiare le armi e non consentire una loro così facile diffusione nella società.

Antonio Curci

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Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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