Anziani nelle case di riposo: bene i controlli, ma serve un nuovo welfare

Di tanto in tanto fa capolino la notizia di maltrattamenti ai danni degli anziani ricoverati presso le case di riposo. Sono quelle notizie che vorremmo davvero non sentire mai, anche perché si tratta delle nostre mamme e dei nostri papà avanti negli anni e che a causa di reti familiari con evidenti difficoltà di assistenza rispetto a qualche anno fa, sono costretti a dimorare in strutture che dovrebbero essere a loro dimensione.

Anche in questo caso, una notizia non può e non deve dequalificare le tantissime strutture socio-assistenziali che invece si prendono cura dei nonni d’Italia, con amore e dedizione.

Nel nostro Paese sono 300mila gli anziani che vivono nelle case di riposo ed è, questo, un problema destinato a crescere grazie all’aumento della speranza di vita e quindi dell’allungamento della cosiddetta Terza Età, con la comparsa addirittura della Quarta Età.

Di questi giorni è la notizia dei 9 operatori di una struttura assistenziale di Rovigo, arrestati dalle forze dell’ordine con l’accusa di maltrattamenti ai danni degli anziani ospiti della struttura.

Qualora il reato fosse dimostrato, sarebbe decisamente una triste notizia anche perché il ruolo delle case di riposo nel nostro Paese è importantissimo ed è di vero aiuto a tante famiglie che non riescono, per varie ragioni, a prendersi cura dei loro congiunti avanti negli anni.

L’Uecoop (l’Unione Europea delle Cooperative) afferma in una nota: “L’aumento della speranza di vita con l’invecchiamento della popolazione fa crescere il ruolo delle residenze per la terza età a fronte di una disponibilità di posti letto che in Italia è la metà di quella della Francia ed appena 1/3 rispetto alla Germania (dati Isimm). E’ quindi sempre più importante da un lato garantire una risposta alla maggiore richiesta di assistenza e dall’altro – rileva Uecoop – puntare sulla formazione di personale altamente qualificato sia per le conoscenze tecniche che per l’approccio psicologico e la consapevolezza di un ruolo che va aldilà della semplice figura infermieristic”a. 

Dunque, bisogna risolvere due problemi fondamentali: più strutture e più personale qualificato.

Sono 300mila gli assistiti a fronte di 4,3 milioni di anziani over 80, aumentati nel 2019 del 3% rispetto all’anno precedente.

L’Uecoop parla di uno scenario che è quello di una società con una componente anziana importante che ha bisogno di cure e servizi a fronte di network familiari con minori capacità di assistenza rispetto ai parenti più avanti negli anni e con maggiori problemi di autosufficienza.

In base agli ultimi dati disponibili – spiega Uecoop – 1 anziano su 3 ha gravi difficoltà a prepararsi da mangiare, fare la spesa, prendere le medicine, pulire la casa, mentre addirittura più dell’11% ha problemi a prendersi cura di se stesso: dal fare il bagno o la doccia a sdraiarsi o sedersi sul letto fino a indossare abiti o svestirsi. Una situazione – afferma Uecoop – che impone di organizzare un sistema di welfare in grado di soddisfare la domanda di assistenza e servizi delle famiglie italiane potenziando la collaborazione fra il settore pubblico e quello privato.

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e, al contempo, la crisi delle nascite, non deve essere preso sotto gamba. E’ necessario aumentare il numero dei posti letto e abbassare, magari grazie ad una compartecipazione fra pubblico e privato, le onerosissime rette che ad oggi oscillano fra i 1500 e i 3000 Euro mensili. Un’enormità se rapportate alla basse pensioni dei nostri nonni.

Il welfare nazionale va rimodulato e riorganizzato anche perché le previsioni parlano di 5 milioni di anziani non autosufficienti nel prossimo decennio.

La cifra della civiltà passa anche da come ci prendiamo cura dei nostri nonni.

Antonio Curci

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Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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